Addio
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Sugli anni scaduti
Si dissolve la scia
Di Stelle Scadenti
Sugli anni scaduti
Si dissolve la scia
Di Stelle Scadenti
Indice:
- Geometria dell'Amore
- The Naughty
- Lo Stupido
- Filastrocca di Natale
- 30 anni
- Staropramen
- Karlova Ulice
- EsTemporaneo
- Paole Al Mattino
- Aleph
- Estate
- Tristezza Solitudine & Io
- Afreak
- Chiara (Riva Destra)
- Laura
- Alessandra
- ApocAlessi
Geometria dell'amore
Rette che mai si incontrano
Angoli che non convergono
Superfici non piane
Spessori irrisori
Volumi alcoolici
L’amore in forma geometrica
E’ un autoerotismo euclideo
The Naughty
Nel pieno dei novanta
Vivevo
Con la pura di invecchiare
Male come sto invecchiando
Senza paura di invecchiare
Nell’illusione che oggi e sempre
Coincidano sempre
My last mourning in Dublin
I took the naughty bus to the station
It’s strange but didn’t seem boring
Spending my life waiting for you.
Lo stupido
Lo stupido guarda il cielo
Con gli occhi di un bambino infelice
A cui la sorte ha appena svelato
Che ogni cosa ha un principio
E ogni principio una fine
e pertanto un passato
Nelle corsie dei supermercati
Sente l’atroce agonizzare di polli malati
Vede lacrime stillare da borse accatastate
Le sue orecchie rimbombano di un dolore swaili
La stupido e’ un coccodrillo
Ha visto morire gli anziani
Invecchiare sè stesso e i genitori
E’ convinto che gli specchi siano guasti
Che il volto che riflettono non sia il suo
Non per questo ha cessato di amare la notte.
Lo stupido e’ un vampiro.
Lo stupido rutta
Lo stupido scorreggia
Lo stupido sorride e sbadiglia
Scrive lettere d’amore
Ma le scrive controvoglia
Lo stupido mi somiglia
Filastrocca di Natale
Un Caimano giamaicano
Alle porte di Milano
Sta rollando in allegria
Una canna di maria
A Bologna son contenti
Anche se si batte i denti
Il freddo è una malattia
Che con l’alcool vola via
A Torino in tangenziale
Cantan tutti buon Natale
E nel mezzo della via
Canta anche la polizia
A Codroipo mia cugina
Tutta fatta di eroina
Aspetta un’altra epifania
Per morir d’anoressia
Nella notte silenziosa
Sfiora l’ultima tua rosa
Mentre scrivo a casa mia
Questo schifo di poesia
30 anni
Trent’anni e ancora ti chiedi perché scrivi
Scrivi perché sei vivo
Perché la vita deve avere un senso
Oltre procreare
Oltre il denaro
Oltre l’aperitivo delle otto del sabato
Oltre cultura e opinione
Maggioranza e opposizione
Scrivi perché il tuo cuore è anarchico
E il tuo pene fascista
E le tue giornate spazzatura
Spazzatura su cui splende il sole
Luce gialla su fiori seccati
Scrivi perché passi
E con te le tue stagioni
Inseguito dai tuoi occhi
Che ti vedono partire
Scrivi perché eri
Perché sei
Per poter dire 'Sono stato'
Quando non ti sarà più concesso essere.
Staropramen
Pomeriggio e Staropramen
Nel fluire liquido del tempo.
Rosa è lo shock dei pensieri
Rossa s’accende la sera.
Dipingo lo spazio che separa
la terra dal cielo
(lo chiamano 'Orizzonte')
Lo chiamo nostalgia
Lo chiamo paura di arrivare
troppo tardi
Di non sapere dire in tempo
'Per favore'
Blanica scritto su un battello
Parole alla Vlatva
di nuovo
La Vlatva è un vento
Che porta lontano
Che porta dove?
Ho superato la frontiera del suono.
Le cose sono cose:
Hanno colore e sapore
E vivono.
Ho memoria,
Ho memorie scomode di vite altrui
Memorie di fuochi e di fato.
Sono:
Questa è la parola chiave.
Sono la chiave
e sono la parola.
Tra le tue ciglia cerco una luce
La luce dei lampioni
Delle lanterne
La nostalgia di un’isola
Chiamata Kampa
Parole, ancora parole,
un vociare incerto.
Vorrei conoscere la strada
Che porti oltre il tormento
Vorrei conoscere la notte
Vorrei conoscere il luogo
In cui è scritto il mio nome.
Sono, ancora sono
Il capoverso
Il caposaldo
Saldamente ancorato alla realtà che scema
Un palloncino verde portato dal fiume
Lo sferragliare dei tram della città incantata
Parole pronunciate in lingue straniere
Lingue di inguini e di cieli tersi
Linguine al salmone e talmud
Cosa fotografa Ale?
Cosa le racconta il suo cuore?
Domani è un discorso che non voglio affrontare
Oggi sono,
ma cosa?
Chi?
Krusovice e fonemi cechi
Che non hanno occhi per piangere gli addii
Nuvole che coprono il sole
Sole che tramonta
Sul ghiaccio dei giorni
Colore di stagno e riflesso di brezza
I tuoi baci sono baci
I tuoi baci sono linfa
Tutto è contorno
Tutto è luce
Tutto ha sapore di anice
Tutto è pivo
Tutto è digeribile
Tutto dipende dai reni.
Karlova Ulice
Qui finisce il racconto
A questa finestra di Karlova Ulice
Di fornte al teatro Divadlo
A questa finestra aperta
Su di una notte di maggio
Una notte affollata
di presagi e passanti.
Sono solo come un nuovo venuto
In mezzo a questa terra bassa e piatta
Infinitamente lontana dal cielo.
Estemporaneo
La morale dei tigli mi affascina,
somiglia alla voce del vento
quando soffoca e annega
somiglia alla luce del sogno
mentre deraglia e vacilla
al palpitare del suono
quando si incrina,
quando si genuflette al Silenzio.
Vivo qui, in questa terra che e' mia
in questo tempo che a me soltanto appartiene.
Da qui osservo i colori cambiare,
il giorno farsi e disfarsi in notte
e la notte mutare in parola
scriversi e pronunciarsi da sola
nel mantra delle sillabe,
nelle sure dei fonemi.
Qui vivo
da qui provengo e qui permango;
nella regione mistica e solfurea
di cio che e' prescente il simbolo
mi raccolgo e mi perdo:
sono un infinito senza fututro
un futuro senza passato
un attimo dell'Eterno.
Parole al Mattino
Torno a parlare con te,
come si parla alle nuvole o al tuono
torno a parlare ai tuoi occhi, al tuo seno
al respiro spezzato da uno scalino d'affanno.
Torno a parlare con te.
Vocali ramate di foglia e di pioggia,
consonanti sommesse,
acacia e araucaria:
sono segnali di strade,
di Sud, di orietur.
Nella luce accentata del sole di maggio,
torno a parlare ai tuoi giorni;
al brusio sonnolente del tuo cuore nevoso
a queste braci rapprese, fioche dopo il risveglio,
al tepore del tuo corpo distratto,
scomposto, nell'agonizzare del sonno.
Aleph
Quarto giorno di delirio e passeggio
Se gli occhi sono specchi
L’anima è malata dal lato sinistro
Dal lato del cuore.
Deforme è l’aspetto delle cose
E le parole stesse sono ombre di immagini sfocate
Ti ho aspettata sino al mattino
E poi dall’alba alla sera successiva
Ho atteso il tuo respiro
Come si attende una promessa
Un futuro,
un addio.
Ho atteso il tuo ritorno.
Al tavolino di un caffè
Ti ho scritto questa lettera
La lettera 'A'
L’Aleph, il principio.
Estate
Estate che passi e naufraghi
Fra gli scogli desolati
Di questo tempo confuso
Estare che fluisci
in gorgogli e lamenti
estate morente
sei il fogliame avvizzitto
dell’ultimo amore.
Estate fredda,
completo marrone,
distelleria di lacrime
a te devo l’onore,
a te rendo l’onere,
di questo immenso dolore.
Tristezza Solitudine & Io
Tristezza Solitudine & Io
Seduti ad un tavolo
Una sera d’estate
Una Ceres ciascuno
Almeno ci fosse un quarto
Si farebbe una mano di carte
Ma Disgusto, Fastidio e Disinganno
hanno di meglio da fare
Mentre Apatia e Noia
Proprio non ne hanno voglia di giocare.
Così continuiamo a bere
Tristezza, Solitudine & Io
E andiamo a letto fieri
Della lucentezza delle urine
Della salute dei reni.
Afreak
Baci tumidi e barbiturici
Tuniche a Tunisi nelle estasi estive
Nelle galere del vuoto
Nelle stive deserte
Nei miei giorni africani
Camminavo da solo e in silenzio
Con l’ingombrante presenza di un'ombra
A disegnare il cammino.
Chiara (Riva Destra)
Ora sei luce e pace
Tutto è brace e tace
L’urlo atroce
Di chi ti ha perduta
A un incrocio distorto
Fra il male e la sorte
Il mio manto di pece
Non mente alla voce del fiume
Un salmo dice:
"Ogni onda arriva alla foce
e infine,
ogni onda è felice."
Ma il salmo non vede
La limaccia di fango e di feci
E queste lacrime mute
Confuse fra salme di pesci.
Laura
L’infinito trasloca domani
Ma se rimani
Posso ancora offrirti una spuma
E un passaggio di luna
Sulla bruma dei campi
Un granaio in gennaio
Per ripararti dal sole
dal gelo del cuore,
degli inganni e degl’anni.
Alessandra
Parlo ancora con te,
col silenzio che ci separa;
silenzio di ore e minuti,
chilometri, rotaie
e treni fermi, privi di luce.
Parlo ancora al tuo volto di acrobata
alla tua vita sul filo
al filo che ci lega
al non senso dell’esistere
Assieme e soli
Indaghiamo la vita
la morte e il vuoto
Ho abortito l’Amore.
Hai perduto l’Amore
e la possibilità di soggiornare.
Perdita e sconfitta ci somigliano
quanto l’inutilità
di sopravvivere al dolore.
Questo è quello che ci lega,
più dei baci, delle carezze,
del cazzo duro nella figa bagnata,
piu’ delle parole,
delle suggestioni,
delle vie contorte e del caso.
Oggi è una domenica di settembre
e ti amo come il primo giorno.
Ti amo come ti ho amata,
prima di riconoscerti,
a quel tavolo di mattoncini,
cui sedevo per gioco.
Ti attendevo come si attende un temporale
senza cuore, di giugno, senza portici o ombrello.
ApocAlessi
2 pacchi caffè.
Gran Cereali rotondi classici 1 pacco.
Fermati qui,
anzi,
non ti fermare:
vaga,
ma vienimi spesso a trovare.
Lo sai dove sto:
Sto nella terra di chi non dimentica,
ma nemmeno ricorda;
fra orizzonte obliquo memoria
ambiguo odore ubiqua tristezza.
Ragiona e tempesta-
mi di
baci
e domande,
problemi ascesi ascessi.
Abbandonami
Negami
Prendimi
Perdimi.
Sei la benvenuta
sei la ben trovata
la ben accetta.
l’accetta,
la scure
l’oscura gioia:
un Kamikaze.
Sei l’esperimento
il fallimento
la luce
la croce
I lunawatt appesi a un filo
fra pavimentoterra e cielosoffitto
il mio orizzonte
l’orizzontAle
Il sei verticale alle nove di sera
un marmocchio nel mio letto
spocchioso e saccente
seccante
Sei il sonno lento delle cicale
il gracidare di queste rime
che non si baciano mai sole
Fra api ronzanti e tediose punture
Sei l’amore: un’ipotesi,lo sfinimento
L’ApocAlessi.
Indice:
- Febbre
- "Ho perso un treno"
- "Le strade sono"
- "Un'automobile celeste"
- D
FEBBRE
Sonicittà luminosa febbricitante
scialba inquieta prepotente
sussulta e bestemmia
sugli abiti francesi che
non si aspettano più nessuno
che sappia leggere che c'è scritto
al capolinea del metro
sotto le panchine
dove si nasconde il senso...
Sono sceso senza fretta
con in testa stupidi miti
La biro si è inceppata a metà
al Capolinea di un'epoca
senza parole da spendere sul mio tempo
e fuori Buio.
Ho perso un treno
seduto su una panchina gialla
la biro è gialla
vesto in nero
scrivo in blu.
Cielo e pochi aerei
attesa logorante
di logorroiche parole
assolvere
perdonare
Il passato ritorna
come un fiume
conosco a memoria
le sue tempeste
e posso prevedere
lo sconforto e
la lontananza
la solitudine
di chi sta smarrito
in mezzo al cielo
e guarda
giù.
Le strade sono
un niente
brulicante e puntiforme.
Ci giriamo perplessi
chiedendo alle immagini
la chiave.
Ci giriamo confusi
storditi come le mosche
d'autunno, in agonia.
Un'automobile celeste
in un vicolo del centro
in un giorno di sole
dalla luce suggestiva.
"Ristorante Tailandese Buddha"
nel centro di Bologna
e cartelli stradali.
I palazzi sono alti
stretti i marciapiede
viste dall'alto
le vie sono un formicaio.
Io-formica osserva tutto
e si chiede da dove viene
l'attenzione ai dettagli
È passato il tempo
Ho già cercato un dio del caos
ora guardo l'altra faccia
l'assenza e il vuoto...
il centro è stipato
abbiamo paura del vuoto
Ristorante Tailandese Buddha
D
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
non e s i s t e
Indice:
- Forse 2 anni fa (1995)
- Ritorno (1995)
- Settembre : io (1995)
- Rosa appassita sul tavolo (1996)
- Zoo di personalità (1996)
- Treno (1996)
- Che palle (1996)
- Oggi non so (1996)
- Il tempo mi restituisce (1996)
- Bologna N°2 (1996)
- A passi lunghi e vuoti vado via (1996)
- Saldo di fine stagione (1997)
- Epoca (1997)
- Un passante (1998)
- Le luci della città (1999)
- "Ci apparterremo al pian terreno" (1999)
- "Esco in strada" (2000)
- La mia voce ti canta (2000)
- La Catarsi (2000)
- Cinque (2000)
- Scivolo dentro di te (2000)
- Kampa (2000)
- Sono (Seduto a gambe incrociate... (2000)
- Coimbra (2000)
- Sono lontano da fughe e ritorni (2000)
- Cafeteria de Sondika (2000)
- Stanotte vorrei avere (2001)
- Oggi e' un giorno palindromo (2002)
- La mia noia (2003)
- Isole di sole (2003)
- Attraverso (2003)
- Disperse Comete (2003)
- Dubbio (2003)
(FORSE) DUE ANNI FA(maggio 1995)
Il Bello non è Armonia.
Immagine di un dio
stampata fra le pagine
ti calavi nella realtà,
interpretavi e concepivi
la paralisi
formalmente in convivenza con l'anima
passeggiavamo lungo il viale di sera
raggruppando a migliaia i pensieri vuoti
...e tu potevi cambiarmi la vita....
RITORNO (maggio 1995)
Squarci dissestati su un tramonto in falso piano
pensieri riciclati, mozziconi di parole
è la luna che asseconda il passeggiare delle idee
ricordi indistinti di un momento
e sto tornando.
SETTEMBRE: IO
È una pioggia di settembre che copre
il suono di una armonica
di un vecchio disco folk di mio padre
e ci sei tu che mi parli in questa pioggia
Ieri notte stavo ancora aspettando qualcosa
attraversavo la terra e ascoltavo la notte
e il vento che portava le foglie
Nessun appiglio concreto, nessuna immagine
come in un film muto una figura scura
si muoveva fra due file di alberi
ai bordi della strada
una stagione della mia vita
sembrava chiedere una conclusione migliore
È una pioggia di settembre che copre
il suono di una armonica
di un vecchio disco folk di mio padre
e tu sei vicina in questa pioggia
Rosa appassita sul tavolo
parla ti prego stasera
a questa luna che guarda
a questo mare che ascolta
i miei pensieri conforta
ti prego rosa appassita
rompi questo silenzio
riempi questo silenzio
e parlami di te...
ZOO DI PERSONALITÀ
È solo mio.
Fonemi in nero su carta igienica
della vita non bisogna parlare
mai.
Zoo di maschere
Mucchietti di foto da bruciare
nella luna che sale sul mare
di notte
nelle voci delle candele
nel tabacco di una pipa.
Ero lontano e sono tornato
in mezzo a questa razza
di animali stupendi
che contano gli anni
in migliaia
e fanno da colonna sonora
alla mia vita
che regalano odio
che regalano amore
che regalano un momento
che sarebbe solo mio
se io fossi uno solo.
Marina Romea, 8 giugno 1996
TRENO
Sento brusii lontani
il treno mi porta
dove solo lui sa
e io vado avanti e indietro
fra passato e futuro
lungo i binari del tempo.
CHE PALLE
Mi puzzano i piedi
sono otto mesi che non...
che palle.
per TV Castagna
per radio Berlusconi
sui giornali Fini e Casini
che palle.
Esco.
Ci vediamo davanti al bar chiuso
poi passeggiamo.
Siamo sempre più lontani.
Mi parli di un vestito
che vuoi comprare
con lo spacco
e di calze color vaniglia
che palle.
Verrà l'estate
andremo al mare
per farci strinare dal sole
attraverso l'ozono
che continua a bucarsi
come mio zio
e un giorno anch'io
getterò sassi dal cavalcavia
sulla polizia.
Oggi non so
se questo vento freddo
contro il corpo
la città vista dalla torre più alta
madida di foschia e sensazioni
le immagini che si dissolvono
nella lontananza
questo nostro parlare e ridere
fino alle lacrime
per una battuta idiota
questa felicità colpevole
di chi uccide il tempo
e i rimorsi
e le inquietudini messe da parte
questa vita che starnazza e divaga, Marco,
e si affolla di visi
e di aria del mattino,
che aspetta impaziente
si trascina e gioca per le strade
mi stia portando via o meno.
Il tempo mi restituisce
quel che il dolore mi aveva rubato:
la mia stagione.
Il treno, ora
sta attraversando Budrio
e presto (nel vorticare dei ricordi)
vedrò la terra stendersi
alla luce del pomeriggio
piana e dolce.
Là in mezzo una casa.
BOLOGNA N.2
I
Nella nebbia grigia mattutina
in un bar distratto
senza gente, se non
un paio di vecchi
con una bottiglia di vino
Non potevo fare a meno
di guardare
l'insegna "Lavasecco"
sbiadita e lasciarmi
trasportare da una suggestione
lontano dalle parole morte
di un mezzo amore
e dai commenti di un amico
Chiedetelo a Benni
il sapore dell'inverno
e il senso di questo vagare
assenza di dettagli da cogliere
e qualcos'altro
II
Per la strada
gli occhi piangono.
È il freddo.
Questo viaggio è stato stupido
tagliare tutto il centro
per un caffè.
Lunedì mattina
(tutti dormono ancora)
Solo vecchi sbandati
ombre precarie
cariche di presagi
sembrano assomigliarci
in questo grigio
dove i colori si spengono
e ci si sente più sporchi
e ci si passeggia accanto
sorridendo
di niente.
III
Ho raccontato divertito
uno dei miei soliti sogni inconsueti
ma pensavo ai vecchi
al vino, alla suggestione,
alla voglia di sedermi al caldo
e scrivere "datemi del rosso"
per non dimenticarlo
E poi stracciare tutto
e ritornare in strada
nel pieno di un'estate mentale
e trascinare in passi multicolori
una sbornia grigia.
IV
Ti sei appena congedata
e già le scritte dei muri
tornano ad interessarmi
le vie si ripopolano di figure
di rumori di motorini
e di vite che si sbattono contro
stordite mosche nel vaso.
Si liquefanno gli oggetti
i visi e le strade
in un senso di movimento frammentato
nel quale affondo
di nuovo in contemplazione.
V
Studenti, docenti, deficienti
tutti nell'ascensore
o per le scale
fumando sigarette
chiacchierando
Solo alla finestra
osservo un mondo assonnato
che si disperde.
A passi lunghi e vuoti vado via
da un inutile senso di niente
dallo scenario consueto dei viali
su cui il sole ha deciso
di non tramontare mai più.
Passa lento un treno
nel grigio confondersi di case
e strade senza ragione
e muri affollati di nomi
e date e cuori
che offendono lo sguardo.
Si lascia indietro
scie di fumo e tristezza
e la città senza nome.
Affiora da nessun luogo
il sole dell'aria gialla
in cui volteggia la paglia
e il fieno...
Un'emozione non colta
che sa di lontano e di ricordo,
l'odore violento della vita,
la luce accecante del pomeriggio
che fa ubriacare,
l'immagine del pensiero,
affogano nell'incedere dei momenti
e lentamente sfociano nel niente
del grigio e del tempo.
Saldi di fine stagione
Pensare
riannodare
ricucire
Farne un vestito allegro
di gusto retrò....
La parola fine
come finalità
Sento chiamare
ma non voglio tornare
EPOCA
Ho sognato una notte, calata ad uccidere
un tramonto troppo evanescente
in cui tutti si erano persi
e le nostre malecopie
guardavano il mondo
senza appartenere più a nulla
senza desiderare più nulla;
Ho sognato migliaia di incontri
alla luce riflessa dei fuochi
nei nostri occhi, il sorriso
salire dallo stomaco.
Ho sognato la musica
scorrere come vino
e ogni lacrima spesa
convertita in oro,
calici pieni a scontrarsi
braccia alzate al cielo
sotto un lampeggiare
distante e benigno
di stelle distratte.
Ho sognato il nostro brindisi alla vita
confuso fra canti di gioia
e altri canti ancora confondersi
ai bordi dell'inquadratura
Ho sognato
sogno
un lieto fine...
Un passante
Inosservato ai bordi della strada
che si dissolve al suo passare
raccoglie un pensiero
che m’è caduto di mano
Le luci della città
Le luci della città
sono soltanto un chiarore nel cielo
al limite della pianura;
vederle lentamente sfumare
in un eczema di buio
risveglia i miei vuoti.
Quando tornerai alla casa
in cui insieme siamo stati
ascolta
il silenzio che ti ho lasciato
in dono.
Insegnami come fai
a non provare commozione.
Ci apparteremo al pian terreno
di un giorno di sole
di un giorno di meno
ci apparterremo fino alla fine
del giorno di sole
caduto di cuore
tuffato di pancia dal cielo
ci accorgeremo solo alla fine
che il sole non c’era
che fuori pioveva
che era l’ultimo piano
che forse non eravamo nemmeno
noi al pian terreno del giorno di sole
caduto di cuore
tuffato di pancia dal cielo
Esco in strada
con occhiali da sogno
a proteggere retina e cornea
dallo svalittante fulgore
del vuoto di sempre.
La mia voce ti canta
Donna
ultimo Assoluto
bruciato
Divina essenza
del vomito umano
Meretrice e Creatrice
Bacio e sputo.
La mia voce ti canta
ti insulta
ti scuote
Sei la vita
i tuoi occhi
sono la morte.
La Catarsi
La catarsi è una nebbia
che suona d’indulto
la catarsi è un vagito
la catarsi è un insulto
è un vuoto corroso
da tarli, la catarsi
La catarsi è un’ascesi
la catarsi è un’ascesso
la catarsi è sesso
è linfa insperata
fra tanto tormento
Cinque
5 anni, cinque abissi
5 leghe mi distanziano
da quell’io che non torna
a queste strade.
5 fogli 5 amici persi
e cinque figli
non nasco, non cresco, non riesco
a sillabare gli errori.
5 strade cinque strofe
5 passioni attorno ad una
5 soltanto le vie per averti
e mille per vederti partire.
5 anni, cinque abissi
5 leghe mi distanziano
Campione di un girone d’inferno
Il tuo inverno e’ finito
Il tuo SEI ci divide.
Scivolo dentro di te,
nel tuo oceano di lotta,
dura lotta di mari
maremoto…
Scivolo,
Scorro
Sprofondo
Una profondità marina mi inghiotte
Di nuovo stupore
Ne riemergo polvere e cocci
E divina tu sei
La freschezza del mondo.
Stregato dalla sera che scende
Ho visto il momento preciso
In cui la città s’è vestita di luci.
Kampa stanotte è un rifugio
Un ponte unisce le rive
Dei nostri due modi di amare
Sono
(Seduto a gambe incrociate
Sigaretta e penna…)
Alla ricerca di radici.
Controsenso
In un viaggio itinerante
Senza soste.
Ma questa è la strada migliore
Ogni viaggio è tale
solo quando il paesaggio è interiore.
Quindi sono qui
A Rota
Dieci di sera
Con tanti percorsi
Dietro e davanti.
COIMBRA
E’ strano essere qui
Dove tu sei già stata
E contare le sigarette e gli spicci
In attesa di un cesso sporco
Di una doccia sudicia
Di una rigenerazione…
Ormai lo sento
Ogni rinascita è impossibile
Per due assassini del nostro calibro.
Nulla è più possibile
Solo vagare e divagare
Fra città fatte di parole
Muri di fonemi
Che racchiudono
La pochezza di ciò che siamo diventati
E l’immensità dei nostri errori.
Sono lontano da fughe e ritorni
Attraverso in volo
Confini che non esistono
Fra bene e male tu sei
Un punto fermo e insignificante
Lontano
Alla luce di queste altezze
Nei precipizi di queste stanze.
Cafeteria de Sondika
Lecco la fica a te e la tua amica.
E’ un’urgenza di me
Sorseggiare un caffè
E far finta che niente
ci lega.
E’ un’urgenza di me
La più futile e viva
Enrollarse una chica
Al caffe’ de Sondika.
Stanotte vorrei avere
Il coraggio di essere lacrime
Una pioggia
Di lacrime.
Una pioggia di lacrime caduta
Su ciò che sei stata.
Stanotte
Vorrei
Piangere
Stanotte vorrei piangere fuori il passato.
Non mi resta nient’altro
Non rimane nient’altro da seguire.
Non mi resta nient’altro
Non rimane nient’altro che seguirti
A indossare un’empasse
E assecondare il trapasso.
A vomitare quei giorni
A vomitare per quei giorni
In cui amare era essere
E essere avere
E avere era averti al mio fianco.
Non mi resta nient’altro
Non rimane nient’altro che il vociare del sangue
E nel vociare del sangue
questi quattro fonemi in cui muore il tuo nome.
Oggi è un giorno palindromo
maniacalmente narciso
le ore si rincorrono in circolo
le ore sono un vortice.
Il vento soffia
avvinghiato alla spina dorsale
Il vento tace
Nel silenzio chiede perdono
Nel frastuono domanda pace
Chiedo pietà alle mie muse
Storpie e sdentate
mentre attendono in fila
una dignità presa a rate
Chiedo pietà ai miei ricordi
orribilmente vacui e assenti
alla carne del sogno rimasta
impigliata fra i denti
Oggi e' un giorno narciso
maniaco e perverso
oggi ti ho ritrovata
oggi mi sono perso.
La mia noia
e' una gioia
che non infoia
La mia noia
E' una troia
che non ingoia
Non tira mai le cuoia
la mia noia
Non tira mai le cuoia
la mia
FOTTUTISSIMA
noia.
Isole di sole
Asole da sole
Suole consumate
commutate in passi
Sono laceri i pensieri di chi fugge
Sfuggenti le speranze di chi soffre
Sovente chi ricorda e' in errore
Insolente chi dimentica.
Attraverso
Attraverso gli anni
che mi attraversano come binari
ricalco i miei passi
ripeto i miei sbagli
Inutile irreversibile errata presunzione
lineare chiamata tempo.
Attraverso gli anni
che mi attraversano come lampi
di luce. Quando di luce
erano i corpi ingannati
Fotosensibili abbagli mutanti permangono
in segni formato sbadigli.
Siamo pianeti
lontanissimi e nudi
poeti
per scelta del caso.
Disperse comete
come te smarrite
in cieli conserti.
E' un piacere riaverti
vicino
nel vuoto
in cui siamo
finiti
caduti.
Disperse comete
come te naufragate
a margine di un davanzale
resta senza finale
ogni storia
che ho scritto
va detto
a parziale
discolpa
che avrei preferito
far senza
il principio
e' un ossequioso
cordoglio
l'odore pesante dell'aglio
soffritto
l'affitto di questa soffitta s'è fatto
ormai troppo salato
anche per chi da buon marinaio
marinato e navigato
e' da sempre votato al naufragio.
Dubbio,
Non uno, ma mille:
una condizione esistenziale.
Poeti per scelta del caso
Per scelta del caso schiavi
del soldo dell'anima.
Più domando e meno so.
Meno so e più sono
vivo e
confuso
per scelta del caso
dal caso deriso
votato al naufragio
votato al sorriso.
Indice:
- "Oggi ho comprato un quaderno nuovo"
- "La Dea Calò"
- "Diafana Notte"
- "Nel buio della tua stanza"
- "Sono"
- "Ritorovo la notte"
- "Sono al completo le stanze dei sogni"
- "Affiori"
- "A te"
- "Siamo sangue"
- "Sambuca a correggere gli anni"
- "Caseggiati in riva alla luna"
- "Socchiudo le palpebre"
- "Christian parlava per immagini"
- "Se Marte è il pianeta"
- "Ho una collana di sogni"
- "Non è più il tempo di contemplare"
- "Não sei o que acontece nestes dias"
- "Un velo pietoso"
Oggi ho comprato un quaderno nuovo
sperando in una nuova stagione
come si ascolta una voce
come si segue un richiamo
come si aspira tabacco…
Ho camminato a lungo
nella luce asettica del mattino
cercando di colmare la lucentezza
e l’immensità
di questo vuoto
Ho camminato a lungo
nella luce asettica del mattino
cercando di colmare coi miei passi
l’immenso vuoto
di queste distanze
La Dea Calò
le mutande acide di pioggia
gli acari polverosi degli spargi traffico
gli incontri casuali delle cellule dorate
i raggi ultraviolenti dell’autunno
Cavalcò l’abisso verticale della carne.
La terra si fece fango
dal fango vennero i pesci
i pani aperti, spezzati, tumefatti
germinavano di vita…
Diafana notte
di volgari intrugli d’amore
stilla un completo marrone.
Avvolgi in un panno le attese
indulgenti, i rancori, l’oblio
Aspira più forte
arriva la morte, l’addio
Nel buio della tua stanza
c’è la luce di una candela
Nella tua stanza al buio
di un periodo buio
c’è la mia vita e il tuo corpo
nudo alla nuda luce
di una nuda candela
Sono
il tuo trafugamento di madre
l’errore che non può perdonare
la madre
il padre
Dio.
Ritrovo la notte
dietro le brecce del giorno
fra le pareti del tempo
Ogni luogo è già stato
ogni bacio è passato
Ho paura uscendo di casa
di incontrare un presagio
in attesa per me.
Sono al completo le stanze dei sogni
e piovono lacrime a margine
sul davanzale
Necessito unità
o almeno un’unione,
un complice
o almeno un delitto,
stanotte
adesso.
Affiori
come una visione
dal nulla degli anni sprecati
e sei la vita
corrosa e corrotta
corretta
Montenegro e passione
A te
per te
a tu per tu
perché?
Siamo sangue
nervi, sperma e ossa
il sangue è linfa
lo sperma corallo
le ossa calce
i nervi energia.
Siamo fatti di terra e di guano
d’oro e di merda.
L’anima è un’utopia inventata dagli amanti.
Siamo tutte le cose:
qualcosa di insignificante,
un’inezia del cosmo.
Ogni istante la materia ci corrode
Siamo figli e padri d’entropia;
un frullato di elettroni.
La purezza è un’utopia
inventata dagli amanti.
Tutto ciò che voglio è un corpo caldo
che stanotte mi inebrii di niente.
Sambuca a correggere gli anni
le malizie e gli inganni
Nel mattino ritrovato
fuori dai caffè
s’ode il vento d’ottobre
e il disincanto ricopre
di brina
il gelo dei giorni
Caseggiati in riva alla luna
riflessa nel fosso;
al gracidare di cori di rame
riecheggia la notte derisa
traversata da stormi di fari
Umida
l’aria negli occhi
non giova al conforto
Riposa da troppo
la pace
Socchiudo le palpebre
intono un lento spergiuro d’ascesi
Ho in me tutto il bene
del conto corrente
nelle tasche due cicche
e tre caramelle
Christian parlava per immagini
di ragni e solitudini
Se ne stava rigonfia
l’estate nel mio membro
frutti maturi a marcire sui rami
Chiedevo ogni sera
al mio desiderio
di farti tornare
Aprivo ogni sera
una boccia di nero
liquore aspettandoti in vano
Se Marte è il pianeta
dei morti e dei persi
dei porti e dei versi
d’amore e di cieli
capovolti e tersi
Se Marte è la morte
dei falsi e dei folli
se Marte è un atollo
in un mare di inganni
Su Marte voglio una casa
in cui spendere gli anni più belli
e guadagnare gioielli.
Ho una collana di sogni
di Madre
Terra, di perle.
Ho pelle di seta
Ho pelle d’avorio
Sono l’ultima luce
del mio firmamento
Non è più il tempo di contemplare
l’iridescenza di un verso.
Sto viaggiando dentro me
per far perdere le tracce
al male che m’insegue.
Não sei o que acontece nestes dias
O meu fígado diz que amar é uma loucura:
Lágrimas e caspa.
Afoga no copo
Uma lembrança de ti
De teu sabor mais intimo
Hoje o céu e a lua
O sol e as estrelas
Têm a diarréia do existir
(Trad: Non so cosa succede in questi giorni/
il mio fegato dice che amare e’ una follia/
Lacrime e forfora/Affoga nel bicchiere /un ricordo di te/
del tuo sapore piu’ intimo/Oggi il cielo e la luna/
Il sole e le stelle/ Hanno la diarrea dell’esistenza.)
Un velo pietoso
da sposa
sventola sul pennone.
E' l'ultima resa
alla ragione.
Indice:
- Ho smesso di scrivere
- Il Ladro
- Nevica
- Sensazione
Ho smesso di scrivere
Ho smesso di scrivere
come si smette di fumare.
Ho un quaderno nuovo nel cassetto
per prevenire l’astinenza
schizzare una riga, ogni tanto,
mi dà un vago gusto di proibito
e di ricordo, come una sigaretta
dopo tanto tempo.
IL LADRO
Ruberò la carta
Ruberò l’inchiostro
Ruberò a Prevèrt le migliori poesie
dirò che sono mie
per te
amore mio.
Ruberò alla notte le ore del sonno
Ruberò trenta denari a chi ne ha mille
e cinque colori a chi ne ha sette
Ruberò le sigarette
ruberò le lancette
agli orologi che vanno di fretta
ruberò le porte che non sanno aprirsi
le stagioni che non sanno fermarsi
ruberò le lettere ai postini
ruberò la gioia ai cretini
Ruberò il negozio a un salumiere
Perché ti voglio bene
Ruberò tanto vino e un panetto
e ruberò anche un letto
quando verrò
ruberò il tuo cuore per vendetta
e lo terrò nel petto
al posto del cuore che era mio
e che tu m’hai rubato
amore mio
ingrato
Nevica
Nevica
Sui morti e sui vivi
E su chi sta morendo
In questo momento
Nevica
Fiocco
Dopo fiocco
Non ce n’è uno uguale all’altro
Di fiocco
Nevica
Sto tremando
Non è il freddo
Non è la paura
Non è
La neve
Che come un’ombra ci insegue
Nelle stanze dell’inverno
Nei silenzi del mattino
Mi sono svegliato
Tu non eri al mio fianco
Tutto normale
La neve è fredda
Come il tuo cuore.
Sensazione
Mi portano con loro lungo i canali
Di sogni rappresi e interrotti
E persi e riavuti in dono
Dal mutare della consistenza dell’aria
Dal danzare di nuovi odori
Forti come il piacere.
Mi portano con loro attraverso il pomeriggio
Attraversando la primavera
A osservare i treni
E queste rotaie che tagliano la pianura
Come ponti su un tempo
Che fluisce calmo e sonnolento.
Sono i miei spiriti del vino, le mie anime
Quando scelgono una sola direzione
Vaga, dissonante
Quando vedono qualcosa brillare
Nella lucente lontananza
Di questa unica massa di terra
Calpestata da troppe memorie
Infangata da troppi colori.
Vado, vago con loro.
Hanno voglia di scrivermi
Ho voglia di sognarmi.
Indice :
- "Dell'esistenza mi folgorano"
- Videogame
- La Notte
- In cerca di una poesia
- "A volte"
- Stagioni
- Sonno
- "Canto le anime"
- "Dicevo di poter riavvolgere il tempo a mio piacimento"
- Il mio nemico
- Bologna N.3
- Down it's the only way
Dell'esistenza mi folgorano
l'odore e i rumori
Angeli nei miei occhi
Angeli nel mio palato
e sulla mia pelle
Angeli di sovversione
settari contro ogni categoria
riaccendono il fuoco
Nei cerchi concentrici della luce
e del tempo, è inverno
un'altra volta...
I pensieri sono,
(ossigenati dall'aria fredda del mattino)
furie che fanno a pezzi
lascività e disperazione
è il 3 di gennaio del 1998
VIDEOGAME
Fisso il monitor
per non vedere nei vostri occhi
quello che non voglio vedere
e perché non vediate nei miei
quanto mi manca il vostro sorriso
Fisso il monitor
continuo a parlare
ora con uno ora con l'altra
ma non dico niente
di quello che vorrei
Fisso il monitor
ma vorrei soltanto
abbaracciarvi...
inserisco la monetina
stacco la spina.
La notte
La notte è un’officina
di pensieri intorpiditi e cupi
leggere nausee si insinuano
fra le intercapedini degli attimi.
In cerca di una poesia
L’immagine, la strada, la sera che sfuma orizzontale e bassa
Cerco te fra queste nuvole di parole assuefatte al loro suono
Fra i vuoti e i pieni del colore muovo il mio sguardo
Leggere melodie d’autoradio mi accompagnano
Sulle tracce di un ricordo luminoso a volte ti abbraccio
In solitudine osservo la solitudine della terra che dorme
mentre un eccesso di sogno mi assale e confonde.
Poi scivolo e attraverso la linea bianca:
fra l’asfalto e il pneumatico sgonfio sento la pressione.
L’immagine, la strada, la sera che sfuma orizzontale e bassa.
Ho scaracciato nella pioggia pensieri di maledetta irriverenza
agli uomini e alle cose che accadono quaggiù
Quando sono tornato indietro ero riposato e giovane.
Mi accade ancora ogni tanto di trovarmi qui,
ma il sapore della notte è cambiato.
Non ho più l’olfatto giusto per stupirti.
Non so dove sei e sotto quale forma concedi il tuo amore.
Ho cancellato e riscritto il tuo nome fino a dimenticarlo.
Chi sei stanotte e perché stai bussando così piano?
C’è posto qui dentro, c’è tutta una vita da salvare.
La mia immaginazione prende le tue sembianze
goffamente ti fa il verso
Cancella e riscrive il tuo nome senza conoscerlo.
Ti ha chiamata nei mille modi che già sai.
Giovinezza, vita, amore, ispirazione
Ti ha confusa con l’armonia del corpo
Ti ha confusa con il rumore del traffico
con la disperazione e la follia, col fallimento
con la luce morbida del pomeriggio, col silenzio e l’assenza,
Fino a negare la tua esistenza e l’esistenza del tuo Archetipo.
Dolcemente la strada segue il fiume che respira al suo fianco
fino alle prime luci del paese dove vivo
nella relatività del mio sempre
Un mantra pieno di dubbi non può celebrarti.
Non può svelare il segreto che nascondi
nelle viscere del tempo spezzato.
A volte
quando diabetico un ricordo
violento riaffiora
e mi costringe a sorridere
o a baciarmi la pelle
sento, penso
che il tempo non sia una retta
che l’io non abbia unità
né nello spazio
né nel tempo.
Io sono ancora in quei luoghi
e quei momenti sono ancora in me
Milioni di immagini
di suoni di colori frusciano
sulla piana solitudine del pomeriggio
Attendo
un luogo
e un momento
e l’allucinazione dolce dei sensi
appena superata la sfera del reale
Attendo
un luogo
e un momento
per perdere un pezzo
per acquistare un attimo
Stagioni
Un respiro ingoiato
M’è rimasto qui
Sotto il pallore
del cuore.
Stagioni
Hanno respirato
Di pianti e sorrisi
Un passare.
Rallenta, cuore
Il ritmo ossessivo
che brucia
Perché anche la gioia
Passa, come passa
Il dolore.
SONNO
Schiusi i germogli del sogno
attraggono fili bianchi di parole
superflue e fuori luogo
Istanze radiose
sillabano il mantra del suo nome
in rispettoso silenzio
sottraggono all’attesa un ricamo di cielo
Anima e corpo scissi
e riuniti s’aggrappano
confusi dalla gioia d’essere
il doppio e la metà
dal turbamento di non essere
comunque abbastanza.
D’amore piene
le palpebre si genuflettono al sonno
d’amore pieno il cuore stona
e canta; soltanto un sorriso lo cura
e di quel sorriso si nutre
Canto le anime
che conoscono la dispersione
Angeli di provincia
aggrappati al cornicione
della giovinezza
Dicevo di poter riavvolgere il tempo a mio piacimento
eppure di mille serate
non ricordo che l’odore
e un lontano sapore di vino.
Dicevo di non avere bisogno di foto
mentre la mia retina divorava paesaggi e sfumature
Questo pomeriggio
la luce del sole rende ogni luogo irreale
e confonde i pensieri
rimasti in sospeso
sull’orlo di rarefatti ricordi.
Il mio nemico
E’ da molto tempo
che non l’incontro
il mio nemico
Il mio nemico
sognando troppo
rese un incubo
la mia vita
E’ da molto tempo
che non l’incontro
dove è finito?
Bologna N.3
Per mille giorni
i caffè di via Zamboni
sono stati la mia Bohème
Mille mattine
a fabbricare sogni
per le vie affollate
Mille visi
mille aneddoti
mille gioie
mille dolori
E’ qui
dentro me
la mia stagione
Un lungo vociare
un incerto volo
Fra le note di mille canzoni
si perdono
i frammenti di mille storie
Down is the only way
Prima che gli occhi si chiudano
e il pensiero ceda posto al sogno
vi incontro
ricordi limpidi
delle mie stagioni
Strade piane e assolate
le voci del mercato
le elettriche
notti in riva al fiume
sull’argine dell’inconcludenza
in vostra compagnia
a guardare cadere le stelle
e l’adolescenza...
Se solo potessi
riavvolgere il nastro
e iniziare il racconto...
l’unica strada
è la discesa
hai camminato tanto
e ora guarda
che bel panorama
guarda
dove sei arrivato...
Parte I : "La puttana scende a Castenaso."
La puttana scende a Castenaso
il nero la guarda
mentre io guardo il nero
e penso che dovrebbe suonare il sax
o forse il contrabbasso
e gli invidio quella faccia
da forse saxofonista o forse contrabbassista
e forse lo odio perché non mi rallegra
perché adesso non sta suonando
e forse non lo sa nemmeno fare
oppure ho voglia di odiare qualcuno...
Fuori dal finestrino è buio
e ci sono luci appostate
che non penetrano la nebbia
ma la assottigliano
e la sfumano
la tingono di giallo...
Il nero scende a Budrio
un vecchio avvinazzato prende il suo posto,
mentre penso che non è il luogo
mentre penso che è fuori luogo
avere una botte attorno al corpo-nudo
e una lanterna,
cercare la persona...
Sono accecato dal ricordo del sole morente
nel buio pomeriggio senza scopo
di un treno autunnale
sul quale anche tu
fingi di dormire....
Parte I I: "Mentre fingi di dormire"
Mentre fingi di dormire
ti osservo
Alice
disillusa dalle meraviglie
di un cielo
troppo vago
di un cielo che ora non è
e qui non è mai stato
Mentre fingi di dormire
ti osservo
aprire
gli occhi nevosi della conquista
gli occhi
che vivono
la loro storia troppo personale
Alice
perché qualcuno la racconti...
Ora dici di essere arrivata
a destinazione
e ti alzi
Ora dici che questa è la tua stazione
e ti alzi dubbiosa
nel dubbio
che qualcuno ti trattenga...
Parte III: "Nessuno ti trattiene più"
Nessuno ti trattiene più
e questi treni si allontanano troppo poco
per dare all'illusione
qualche fondamento.
Nessuno ti chiede più
di spiegare
'con parole tue’
i tragitti e le partenze
che necessitano date e luoghi
e frasi all'uncinetto
e melodici lamenti d'infinito.
Nessuno ha più il potere
di 'cambiare le carte in tavola’
di fare carte false
di dichiarare l'ordine ristabilito...
la puttana è scesa a Castenaso
il nero a Budrio
un vecchio avvinazzato
ha preso il suo posto
tu ti sei alzata
qualcuno prenderà il tuo posto
troppo in fretta per realizzare
per capire che il mio destino
è quello di restare qui
accanto al finestrino
a salutare con la mano.
Parte IV: " Non passa il controllore"
Non passa il Controllore
ho oltrepassato il limite della fascia chilometrica
ma il Controllore non passa
a confidarmi che il viaggio è finito.
Il Controllore è malato
il Controllore è cieco
Il Controllore è in sciopero
da secoli
Non passa il Controllore
io trepido nell'attesa
di una rivelazione che mi riguardi
a proposito di quel luccicante
Niente
Futuro
Il Controllore non passa
il mio biglietto è scaduto
decido di non decidere
Chiuderò gli occhi fino alla prossima stazione.
Parte V: "Quando il Controllore è passato oltre"
Quando il controllore è passato oltre
avevo gli occhi chiusi
proprio come Lui.
Il deserto è uguale per tutti
coincidono gli opposti
nella monotonia del paesaggio...
Non ho mai incontrato Alice
sentirsi vicini era un miraggio
di caldo e sabbia
di vento e sete.
Il deserto è uguale per tutti
gli angeli sopravvissuti
al suicidio collettivo
dello zero assoluto e verde
effervescente.
Alla fine si incontra sempre
qualcosa di inaspettato
e non si ha il tempo per domandare
se qualcuno ci riconoscerà
nel posto dove andiamo.
La prossima stazione è vicina
e ho ancora gli occhi chiusi
e vivo l'incontro della Fine
nel sogno del Controllore
che ha smesso di sognare.
Parte VI: “Vivrò la fine della Fine”
Vivrò la fine della Fine
e la morte di ogni morte
quando aprirò gli occhi
alla prossima stazione.
Lo so.
Ho già vissuto in queste stanze
e ho già sentito il segnale orario perdersi
nei minuti incresciosi
del sonno allucinato.
Mi sono già sporto dal finestrino
di impercettibili cambiamenti rapidi
che prefigurano la successiva configurazione
e so che fuori c'è qualcosa
che non ci è dato di vedere
(Sarà il tardo pomeriggio, la nebbia
e il vento fra palpebra e cornea....)
ma che un giorno sarà chiaro.
Qualcuno mi riconoscerà
ne sono sicuro
anche se non avrò più questo volto.
Salutatemi,
se volete,
Quando salirò sul treno
con un biglietto nuovo,
alla prossima stazione.
Indice:
- Luce
- Alle mie stesse parole
- Oggi
- Qualcosa passa
- 'Homo sapiens non urinat in ventum'
- Berlin
- Novocaina
- Van Gogh Punkow
- "Nessun aereo"
LUCE
Un fascio che srotolandosi
contorce i limiti dei contorni
chiara e stabile, la luce,
si addensa alle estremità.
Presto scenderà la notte
a maledire in questo silenzio
le mie sagome di cartapesta.
carichi di interrogativi,
punti immateriali:
noi annegati
(Molinella, 13 luglio 1997)
ALLE MIE STESSE PAROLE
Emergete da dove volete
e ordinatevi come meglio credete
io vi lascerò fare...
Non ho più le chiavi
per aprire le serrature arrugginite dei concetti
e le porte chiuse
non evocano più misteri.
Ho già visto
e non c'è niente da vedere...
Emergete da dove volete
e sappiate di non valere
più della carta e dell'inchiostro.
(Molinella, 14 luglio 1997)
OGGI
Così è di nuovo giorno e si parte
verso città non meno straniere di questa
e persone non meno sconosciute
di quelle che ho già incontrato
e la maschera dell'eterno viaggiatore
sul volto e il suo Archetipo.
Così si parte
è estate
ho vent'anni.
(Bologna, 15 luglio 1997)
QUALCOSA PASSA
Qualcosa passa
nella notte senza colore
fuori dal finestrino.
Qualcosa passa:
km, rotaie
al suono di 'A Love Supreme’
Non sono infelice
per quello che è rimasto a casa.
Questo viaggio è lo spazio
che precede il punto.
C'è ancora tempo
per chiedere alla notte
cosa verrà dopo.
(Treno Chiasso-Karlsrhue, 15-7-97)
'HOMO SAPIENS NON URINAT IN VENTUM'
Ad Amsterdam piove
mentre un'eco confusa di treno
e Stuttgart nel mattino
e parole ed energia
e disperazione di stazioni tedesche
al freddo in piena estate
mi rimbalzano addosso
come cose del viaggio...
Ad Amsterdam piove
una pioggia fredda che fa pensare a te
e a quanto l'ameresti
(la vita) in un giorno del genere.
(Treno Amburgo-Copenaghen, 19 luglio 1997)
BERLIN
Ovunque
Intrecciarsi di piani paralleli
Tumescenti varietà di storia...
Sono compresso
azzerato
nulla,
un nulla che passa
con la sua intima città
da ricostruire
(Berlino, 23 luglio 1997)
NOVOCAINA
Se qualcuno ascolta
oltre.
Se qualcuno oltre
ad ascoltare...
A chiari cerchi
di vortice e di tutto
contorci
ti prego
amen
(Berlin-Pankow, 24 luglio 1997)
VAN GOGH PANKOW
Quadri
di nature
morte e
autoritratti
Forma
dell'istante
Fotografia di un ponte
Un
fiume.
(Treno Bruxelles-Milano, 27 luglio1997)
Nessun aereo
e venerei sorrisi
anni indiani in fila
a fumare sigarette
sul selciato delle stagioni
e poi rincasare
e fare i conti
con questa tacita dispersione
(Molinella, 29 luglio 1997)
Indice:
- Ricordo Antiestetico
- Poesia di una notte d'estate
- 18 Luglio
- Lacrima
- Praga
- 1996
- Fragile
- A Love Supreme
- Caleidoscopio di Sfumature
- Ho sentito la mia morte
- Elba
- Fuoco
- Freezer
- "Scrivo"
- Pioggia
- Mezzi Toni
- Io e l'aula
- Dio
- Agli Angeli Lontani
- "Socchiudo gli occhi"
- Nero.
RICORDO ANTIESTETICO
Passeggiano i pensieri indistinti
il Vero col Falso, mezze bugie
l'impossibilità di maturare
e un canto da nessun luogo giunge
veloce, rapido, innocuo
non scalfisce i pensieri;
un canto da un altro mondo
modula la frequenza della voce:
è cambiata l'altezza, la distanza.
Resto immobile, come sono solito fare,
nell’impossibilità di odiare abbastanza
cancellare, riscrivere, abortire
e un canto da nessun luogo giunge
triste e allegro, allegro e triste
come il rumore.
POESIA DI UNA NOTTE D'ESTATE
(vaga in questa notte serena il ricordo)
Inquietudine che
(forse) prenderà forma in un qualche
LUOGO
della mente
contratta
IN BILICO.
una passeggiata
sui sassi, a riva
i piedi
bagnati
il vento
le onde
la pelle
bruciati
arsi
dal sole
i tuoi occhi
chiari
verde
azzurro
cielo
mare
parole
leggere
pensieri
leggeri
giri
di chitarra
scordata
bande
rumorose
visi
immaturi
facce
ristrette
schiacciate
Nell'inquietudine che
(forse) prenderà forma in un qualche
LUOGO
della mente
contratta
IN BILICO
18 Luglio
o
p
La luna dalla parte a quella che mi sarei aspettato
o
s
la mia gatta che mi viene ortnocni
a
camminando sopra ai sassi del selciato
Nell'aria il pensiero di te
e della tua assenza
calcata pesante
sul corpo
L'unica cosa che resta
L'unica cosa al mondo che resta
a due anni da allora,
un ricordo.
La luce grigiastra di una mattina di inverno,
Bologna,
un ricordo,
ieri notte
18 luglio
LACRIMA
Ho buttato
un sogno
fuori dal
finestrino
appallottolato
aveva la forma
della carta
schizzata
di rosso
PRAGA
Passeggiata sull'orlo
Forse è soltanto l'idea,
la pioggia
cade lentamente
l'illusione
di ricominciare da capo.
Un anno fa eravamo a Praga
le luci
le vie del centro
soltanto lo spettro
di quella che doveva esser stata
la piazza
in altri tempi
In un periodo più' felice...
(ma queste sono le parole di un giovane occidentale...)
Guardare ancora al di là dell'orlo.
forse una vita
forse un amore
La neve. Vederla cadere
ad un centimetro
dai tuoi anfibi
Doctor Martens
e accorgersi di essere fuori luogo
testimone involontario
di un sistema
che si vuole imitare
l'insegna Mc Donald's
così nemica
e quel momento
che non lasciava alibi
né coraggio per difenderci
(da chi, da cosa, da quale offesa o dal freddo soltanto...)
dalla "rivoluzione"...
Eravamo convinti di avere una risposta
sulla punta della lingua
ma nessuno mai pose la domanda
e noi
(ombre sotto due file di lampioncini gialli)
non ci accorgevamo di vivere
in un periodo più' felice...
1996
Buia è la notte
e senza vento
nessuna luce ad indicare
una direzione qualsiasi
appare
e l'orizzonte è avaro
di nuove esperienze.
Non andremo più a passeggiare
sulla neve fresca
coi piedi fradici di vita...
Non andremo più da nessuna parte.
Ogni cosa, qui dentro, ti ha aspettata
Ogni cosa, qui dentro, ha già conosciuto il lamento
e il canto dei grilli nelle notti d'estate.
C'è un silenzio che non dà pace
e non dà forma ai miei pensieri
C'è un silenzio che non dà pace
e vanifica ogni qualità
Cosa importa essere vestiti in nero se poi è buio
e nessuno ti vede
Cosa importa avere un'anima se poi nessuno è in grado
di comunicarle gioia
Cosa importa
Cosa importa se non ti so, non ti ho saputa, amare
se tu non sai, non hai saputo,
amarmi
Cosa importa
in questa notte buia
e senza vento
se tu ci sei o no.
FRAGILE
La sensualità delle vite disperate
prive di ordine.
Esule in una terra di esuli
è tutto quello che sono stato.
Da quando vivo a Bologna
mi sento confuso
voglioso e incapace di
riassumere spazio e tempo
nella mia mente.
Ricco della paura del parto
del dolore delle doglie
aspetto un figlio da me
e quel figlio sono io
Marina Romea, 8 giugno 1996
A LOVE SUPREME
La luce si spegne
è musica d'altri tempi
immagini di periferia urbana
di cemento, di strade
a scorrimento veloce
di stanze illuminate
dall'insegna intermittente
di un locale mal frequentato
di letti consumati
da un amore negro & ubriaco.
Cammino solo
lungo la strada in salita
ho i pugni chiusi
l'alba sfiora la grande città
il vento solleva cartacce
e punge al suono di un sax
ad un quinto piano
si apre una finestra...
CALEIDOSCOPIO DI SFUMATURE
Il sole
indefinito
tramonta dolce
gracile
senza età
le parole non sanno
come fare a catturare
gli attimi
che scappano
e danno gioia.
Il mare è lì
e asseconda il battito del cuore
col suo ritmo placido,
e una macchia di verde
si scompone.
Caleidoscopio di sfumature.
Sono innamorato del giorno
dell'attesa
della notte
dell'intimità
di quello che possiedo
di ciò che sogno
del suono delle nocche
di una mano
contro il legno della mia porta.
Mi affascina,
mi inibisce,
la possibilità
di essere felice.
Marina Romea, 9 giugno 1996
HO SENTITO LA MIA MORTE
Scrivo per dimenticare
che continuo a scrivere per dimenticare
l'eterno ritorno di ciò che è uguale
il pensiero di pensare
la ruggine
le associazioni mentali libere
gli schemi prestabiliti dalla libertà
io che non so
io che so
io
la pioggia
quella volta, quella strada
il silenzio che unisce e poi divide
le ore di analisi
questo lento ed eterno suicidio
di cercare parole
di cercare corpo che scaldi corpo
tempo che non si scolori
spazio che non si arrotoli
plastica
gli scarichi delle auto lungo i viali
il flash di una macchina fotografica
la consapevolezza che
presto
toccherà a me.
Un presentimento d'amore...
Ho sentito la mia morte vicina
le sono corso incontro
come ad abbracciare
una vecchia amica.
ELBA
Partire dall'Adriatico
e arrivare al Tirreno
lasciarsi dietro Riccione
il compleanno del Berga
il mare che scivola
verso est, le bugie.
In questo grande vuoto
che sa di Toscana
ho paura di vederti
sfrecciare, come un'auto
in controsenso.
Un vento caldo di immagini sfocate
a Piombino
coperta di fumo e foschia.
Un tramonto che volge a occidente
sull'isola verde, sfumata di grigio.
Sentimenti assopiti dalla notte
che cala non curante
sopra i ristoranti turistici
i negozi e le barche.
Ad una ringhiera sul molo
un uomo fatto di tempo
cerca di non ricordare.
Oggi il mondo e non lui solo
ha perso l'equilibrio.
FUOCO
Luci, il molo, attorno il mare
così calda l'estate
non sarebbe più stata.
Un gioco, al buio delle luci
ognuno con la propria candela
quanto era luminosa
e bruciava in fretta la mia
Tu non sai di cosa sto parlando
e la tua compagnia è superflua
Non chiedo comprensione
io sono il fuoco
non ho bisogno di essere perdonato
brucio nel fuoco...
Quanto era bella la mia vita
incarnata in quella candela
la cera che cola di lato,
il mio soffio che spegne...
non puoi sapere che gioia dia
non saperle scrivere queste poesie
essere bruciati dal fuoco
essere tutt'uno col fuoco...
FREE-ZER
In questo luogo non ci sono stelle
solo pezzi di vetro che cadono
la notte di San Lorenzo
su questo grande vuoto.
Scrivo,
questa notte,
per te.
L'ascensore è guasto
ho un cappello pieno di pioggia
e monetine da spendere al mercato
lungo le rive del fiume
sull'argine ho visto un uomo
seguiva il sentiero
e se ne andava...
PIOGGIA
Piove sui miei vent'anni
circondati dalla notte
sulla sigaretta accesa
stretta fra le dita.
Piove sui vestiti consumati
sull'orgoglio dismesso
e in questo silenzio
piove sull'infinità
dei luoghi che sono stati
teatro della mia farsa.
Piove sulle automobili ferme
piove ora e qui
ad un passaggio a livello
la sigaretta si spegne
Le auto riprendono ad andare
lentamente, inesorabilmente
si allontanano...
Sono lontane.
MEZZI TONI
La sfumatura annulla il colore
infanzia era pastello
la giovinezza ha tinte accese
o chiaro o scuro
con o contro.
La maturità sintetizza
eppure non ha schema
si accende, si spegne
dimezza i toni.
Alcune mattine l'aria è fredda
il cielo terso e l'occhio
vede più lontano anche dello sguardo.
Fumiamo sigarette leggere
andando verso e venendo da,
attorno tutto si muove
ma non ci appartiene
Ci trasciniamo, ci si trascina
vestiti d'abitudine.
Certe mattine siamo tristi,
è un nostro diritto
Nascosti dietro a un sorriso
assecondiamo il movimento assonnato
di una nuova umanità indifferente.
Si perdono nell'invadenza dello sfondo
le nostre istanze. Lontano
ci attraggono, rapendo ogni pensiero,
le luci fredde dell'Appennino,
l'odore della terra ghiacciata,
le prime cime coperte di neve.
IO E L'AULA
Io e l'aula
la polvere del gesso
i vetri grigi
campo visivo aperto
sulla monotonia del grigio
delle strade fuori porta.
Io e l'aula deserta
il rumore e la melodia
di pensieri sovrapposti
nella forma di una grafia incerta
in negativo
bianco su nero
io.
DIO
Impotente Onnipotente
di fronte al dolore
accendo ed esprimo
desideri - concetti vuoti
di serenità e gioia -
stupidamente spero.
AGLI ANGELI LONTANI
Sui lunghi marciapiede nelle notti estive
storditi dall'odore della giovinezza
ricchi di fantasia nel grande Carnevale
accaldati nel calore degli eventi
inebriati di sensazioni, gli Angeli crescevano.
In questa vana notte di gennaio
nessuno torna dalla sua prigione
a consolarmi ed aiutarmi,
e insieme, a ripulire i versi.
Socchiudo gli occhi
allo svanire dell'Eternità
e mi allontano
in un frastuono di strade.
I contorni lacerati della nebbia
sotto riflettori artificiali
sfumano in tinte arancioni
contro l'immobilità del grigio
e il disordine dei passanti...
Sempre più spesso
spengo la radio
non riuscendo più a captare
la frequenza del mio pensiero
e resto affascinato
dal Silenzio.
Nero
Mi rivesto di nero
Perché fuori c’è il sole
Per sentire il calore
Che tu non mi dai.
Indice:
- I. Bologna Zentrum Farewell
- II.
- III.
- IV. Comete (come te)
- V.
- VI. H.IV
- VII.
- VIII.
- IX. Angela
- X. Lacrima #2
- XI. Mala Mente
- XII. Bilancio - Anno Di Esercizio Contabile 2005
- XIII. Stefi
- XIV. Rosa Rosae
I. BOLOGNA ZENTRUM FAREWELL
Nella mattina presto di questo viaggio
assuefatto
dal candore del suono
della mia voce incantata
intenta
a comporre l'ingiuria
l'offesa
la BestemmiaFinale che rada al soulo l'Orietur
di ogni
perduto
orizzonte,
nel primo mattino
di questa discesa -
da Inferi a Cielo
e Ritorno
- con lunghe pause a purgare gli affetti
& lampi brevi
su penombra di seni al tramonto
bevo
rido
conquisto
smarrisco
girovago
blatero
adultero di me stesso
assassino
della mia progenie
attratto dal rosso
e dalla forma del cerchio
attendo
corro
resto
fermo a pisciare
per strada
Bologna Zentrum
Farewell.
II.
Male dico
la
mala dizione
dell'essere male
detto - prepuzio reciso
da anni -
regredito
allo stadio piu' brado -
oltre la curva
dove non è
+ giovinezza
+ candore
+ assoluzione
- dell' essere uomo.
FOTTO
QUINDI
SO - NO.
M'invaghiscono troie su strade insicure
incerte Bernadette spaurite.
Perso & perverso
vado al cinema solo
spesso
piango
non visto
Siedo ai banconi dei bar in cui passi
con altri
non riconosciuto
nemmeno dallo specchio
mentre
ruotano meccaniche e azzurre
le sfere
del lampadario celeste...
III.
Corpo +
Corpo
Struttura ma - te
- ria moto centri -
fuga
scalci
sobbalzi
Ancora sconosciuta
e distante eri allora
Rifllettevi i miei occhi in oceani di cielo
Irlanda
lacrime
"Perfect Day"
peccati
(imperdonati)
nello stereo dei tuoi lobi
ti attendeva
una lettera da scrivere
a mia fottuta memoria futura
presevativo dimenticato accanto
"La casa del sonno"
testimoni
di quanto sia
ineluttabile
il fato - a volte
la vita va avanti anche senza un motivo.
IV. COMETE (Come te)
Le mie parole ora
come i miei pensieri sono
di osceni escrementi
prodotto residuo
digestione di altrove
controluce di luoghi
- va dove ti portano
clitoride e colon -
Un sospiro rappreso e' esposto
sopra il bordo della tua cornice
lo sguardo reprime parole di sdegno:
qui mancano acque candori candele e sorrisi...
Oraluce tu eri in anno buio
memoria leggera veloce
sfiorita a sfiorarti la nuca
deflorazione cruenta
e giocosa urgenza
di andare.
Nessun labirinto altera il risultato
Nessuna sconfitta
Nessuna cometa
(come te meco)
evita il suolo.
V.
Perso sul dorso di un verso
navigo il male aperto.
Ho vuoto da rendere
a persone in scatole di latta.
Dilettante della via lattea
attendo incontri di lattice.
Sotto bianchi cieli
sonori orizzonti
insegnano sufi
al mio ippotalamo impaurito.
VI. H.IV
Incontrare sconosciuta e stendere velo
Proiettare L'Idea
Contemplarne immagine.
Ingannare la Noia.
Imperativo: assaggiarne in calice vitreo
degustando
il leggermente sfocato riflesso
di mani sudate
in altre mani.
Sedurre con l'assenza di un motivo precipuo.
Esserne
tale e convinto.
Muovere fiducia oltre ogni sfiducia.
Incombono nuvole gravide
pesanti precipitazioni
di stile
Presuppongo realistica possibilità di lacrime.
Fortificare Argini e prepararsi alla Piena.
Consuetudine.
VII.
L'abbraccio che protegga i tuoi sogni
L'ho venduto a un cinese.
Uno scambio alla pari:
la mia ultima ora per numero 4 rotondi
bottoni
delle mie ossa smaltate.
Dopo il terzo gallone
di sangue
ho spogliato
la stanza
di ogni avveduta
ragione.
Sulla carne inopportune parole
a marcire
le fauci
catapecchie
su cuore & polmoni.
Otre la nebbia il mattino
- evaporate le lacrime -
dona luce ad un giorno
umido
di sterco
gelido
nel sole.
VII.
Quotidiana morte
del giorno dopo
giorno.
Cataste di momenti
in lunga fila
ticchettii viscerali di un alcoolico sudario
Sfoca il ricordo -
le erinni dell' "Eri" ti hanno lasciato
Prepotente anche Oggi sei arrivato
& non sei l' Oggi che ho atteso
Obiettivo: perdurare -
nell'assenza di un motivo sufficiente a non farlo
- finchè la vita
ritorni la Rosa
Bianca
alle tue labbra conserte.
Non eravamo altro che pietre
La tua luce ci ha reso stelle
IX. Angela
Solo un particolare tetraplegico pallido
sulla paralisi del tuo volto offeso:
l'ennesimo tradimento verso me stesso
è stato consumato.
Sul sedile di un tempo posteriore
siedo. Mi domando per quanto.
Nessuno attorno. Non tu, comunque.
Tace la notte la noia dei campi.
Filari di vite abbattuti al chiaro di luna.
Vedrai, la vita ha preso a scorrere.
Lo vedi.
Tu lo sapevi dove stavamo andando?
X. Lacrima #2 (Dieci anni dopo)
E' solo una lacrima, non farci caso
che il mondo fosse ingiusto, lo sapevi da prima.
Rabbia, impotenza, rancore, miopia,
capitale, abnegazione, giocoforza,
ricatto, desiderio aberrante di conforto
le necessità abiurate ti chiedono il conto:
"a chi giova tutto questo?"
Eppure è stata tua la scelta di crescere,
"cosa ti torna in tasca?"
Curioso, hai ferito dicendo cio' che ora ripeti a te stesso
"hai voluto la bicicletta..."
Pedala, piangi, versa latte alle stelle caduche.
Passano loro,
sono abituate.
XI. Mala mente
Lenta mente mal andata
mattina - luce fredda
contrari segni -
divieto
di inversione
di tendenza.
Leggero leggerai le leggi
al popolo dei guai ai tuoi piedi
Non si deve non si sa non si puo' non si torna
Non respiri
NonFareRumore
Dicembre qualcosa finisce
inevitabilmente -
trattieni pensieri
circumnavighi silenzi & circostanze buie.
Nuova mente mal andata
mattina - luce fredda
contrari segni -
Non si deve non si sa non si puo' non si torna
ripetono i segnali
l'etere e' saturo di artriti &.
XII. Bilancio - Anno Contabile di Essercizio 2005
Gallia Ominia divisa in partes tres
Come il fonema con cui eri solita ragliare il tuo esistere.
In quei giorni mi innamorai del tuo male
- senza poterlo comprendere ne' sanare -
in modo totale
come spesso accade
in giuventù & follia.
Probabilmente non sono mai stato giovane.
Il resto sono pochi spiccioli,
storia, geometria e compassione
& un velo bianco da stendere
occhi da chiudere
con mani pietose.
XIII. Stefi
Eri solo un mattino
- parco del Guasto -
Eri solo un momento
- nel freddo pungente le calde braccia -
Ti tenevo stretto perchè sapevo d'esistere
contemporaneo il tempo sgretola palazzi
& seppellisce
cadaveri di orizzonte
Sino ad un nuovo principio
dove
... di luce sono i corpi ...
XIV. Rosa, Rosae
Sillabe e silenzi, incerti supplizi
suppliche di chi non sa che fare
mentre uccidono a calci il giorno
le luci della notte elettrica.
Su scale di quinta minore
divinità boriose reclamano altari d'autoradio accesse
e messi di luna su zolle ghiacciate
mia madre diceva sempre che d'estate fa caldo
sbagliava eppure i piu' le danno tutt'ora ragione.
Io crescevo fra le ciglia di un'ippocastano
matto come i suoi frutti.
Pan suonava il flauto nelle notti jazz
in cui l'urlo del tuo orgasmo copriva l'assolo di Naima
Non credo che John ti perdonerà mai per questo.
Non credo che ti dimentechero' mai per questo.
Anche se non ricordo il tuo nome
a malapena il tuo viso.
Diversamente accade al seno e alle labbra
In ogni caso non credo tu possa sopravvivere al mio ricordo
probabilmente nemmeno allo sfacelo del mio corpo,
data l'età gli usi gli abusi
e i costumi succinti.
Eppure ieri eri e la periferia della città
ti sfilava di dosso mutande bianche, bucate d'epatite,
senza alcuna compassione per le tue miserie.