Mantra (1998)
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Indice :
- "Dell'esistenza mi folgorano"
- Videogame
- La Notte
- In cerca di una poesia
- "A volte"
- Stagioni
- Sonno
- "Canto le anime"
- "Dicevo di poter riavvolgere il tempo a mio piacimento"
- Il mio nemico
- Bologna N.3
- Down it's the only way
Dell'esistenza mi folgorano
l'odore e i rumori
Angeli nei miei occhi
Angeli nel mio palato
e sulla mia pelle
Angeli di sovversione
settari contro ogni categoria
riaccendono il fuoco
Nei cerchi concentrici della luce
e del tempo, è inverno
un'altra volta...
I pensieri sono,
(ossigenati dall'aria fredda del mattino)
furie che fanno a pezzi
lascività e disperazione
è il 3 di gennaio del 1998
VIDEOGAME
Fisso il monitor
per non vedere nei vostri occhi
quello che non voglio vedere
e perché non vediate nei miei
quanto mi manca il vostro sorriso
Fisso il monitor
continuo a parlare
ora con uno ora con l'altra
ma non dico niente
di quello che vorrei
Fisso il monitor
ma vorrei soltanto
abbaracciarvi...
inserisco la monetina
stacco la spina.
La notte
La notte è un’officina
di pensieri intorpiditi e cupi
leggere nausee si insinuano
fra le intercapedini degli attimi.
In cerca di una poesia
L’immagine, la strada, la sera che sfuma orizzontale e bassa
Cerco te fra queste nuvole di parole assuefatte al loro suono
Fra i vuoti e i pieni del colore muovo il mio sguardo
Leggere melodie d’autoradio mi accompagnano
Sulle tracce di un ricordo luminoso a volte ti abbraccio
In solitudine osservo la solitudine della terra che dorme
mentre un eccesso di sogno mi assale e confonde.
Poi scivolo e attraverso la linea bianca:
fra l’asfalto e il pneumatico sgonfio sento la pressione.
L’immagine, la strada, la sera che sfuma orizzontale e bassa.
Ho scaracciato nella pioggia pensieri di maledetta irriverenza
agli uomini e alle cose che accadono quaggiù
Quando sono tornato indietro ero riposato e giovane.
Mi accade ancora ogni tanto di trovarmi qui,
ma il sapore della notte è cambiato.
Non ho più l’olfatto giusto per stupirti.
Non so dove sei e sotto quale forma concedi il tuo amore.
Ho cancellato e riscritto il tuo nome fino a dimenticarlo.
Chi sei stanotte e perché stai bussando così piano?
C’è posto qui dentro, c’è tutta una vita da salvare.
La mia immaginazione prende le tue sembianze
goffamente ti fa il verso
Cancella e riscrive il tuo nome senza conoscerlo.
Ti ha chiamata nei mille modi che già sai.
Giovinezza, vita, amore, ispirazione
Ti ha confusa con l’armonia del corpo
Ti ha confusa con il rumore del traffico
con la disperazione e la follia, col fallimento
con la luce morbida del pomeriggio, col silenzio e l’assenza,
Fino a negare la tua esistenza e l’esistenza del tuo Archetipo.
Dolcemente la strada segue il fiume che respira al suo fianco
fino alle prime luci del paese dove vivo
nella relatività del mio sempre
Un mantra pieno di dubbi non può celebrarti.
Non può svelare il segreto che nascondi
nelle viscere del tempo spezzato.
A volte
quando diabetico un ricordo
violento riaffiora
e mi costringe a sorridere
o a baciarmi la pelle
sento, penso
che il tempo non sia una retta
che l’io non abbia unità
né nello spazio
né nel tempo.
Io sono ancora in quei luoghi
e quei momenti sono ancora in me
Milioni di immagini
di suoni di colori frusciano
sulla piana solitudine del pomeriggio
Attendo
un luogo
e un momento
e l’allucinazione dolce dei sensi
appena superata la sfera del reale
Attendo
un luogo
e un momento
per perdere un pezzo
per acquistare un attimo
Stagioni
Un respiro ingoiato
M’è rimasto qui
Sotto il pallore
del cuore.
Stagioni
Hanno respirato
Di pianti e sorrisi
Un passare.
Rallenta, cuore
Il ritmo ossessivo
che brucia
Perché anche la gioia
Passa, come passa
Il dolore.
SONNO
Schiusi i germogli del sogno
attraggono fili bianchi di parole
superflue e fuori luogo
Istanze radiose
sillabano il mantra del suo nome
in rispettoso silenzio
sottraggono all’attesa un ricamo di cielo
Anima e corpo scissi
e riuniti s’aggrappano
confusi dalla gioia d’essere
il doppio e la metà
dal turbamento di non essere
comunque abbastanza.
D’amore piene
le palpebre si genuflettono al sonno
d’amore pieno il cuore stona
e canta; soltanto un sorriso lo cura
e di quel sorriso si nutre
Canto le anime
che conoscono la dispersione
Angeli di provincia
aggrappati al cornicione
della giovinezza
Dicevo di poter riavvolgere il tempo a mio piacimento
eppure di mille serate
non ricordo che l’odore
e un lontano sapore di vino.
Dicevo di non avere bisogno di foto
mentre la mia retina divorava paesaggi e sfumature
Questo pomeriggio
la luce del sole rende ogni luogo irreale
e confonde i pensieri
rimasti in sospeso
sull’orlo di rarefatti ricordi.
Il mio nemico
E’ da molto tempo
che non l’incontro
il mio nemico
Il mio nemico
sognando troppo
rese un incubo
la mia vita
E’ da molto tempo
che non l’incontro
dove è finito?
Bologna N.3
Per mille giorni
i caffè di via Zamboni
sono stati la mia Bohème
Mille mattine
a fabbricare sogni
per le vie affollate
Mille visi
mille aneddoti
mille gioie
mille dolori
E’ qui
dentro me
la mia stagione
Un lungo vociare
un incerto volo
Fra le note di mille canzoni
si perdono
i frammenti di mille storie
Down is the only way
Prima che gli occhi si chiudano
e il pensiero ceda posto al sogno
vi incontro
ricordi limpidi
delle mie stagioni
Strade piane e assolate
le voci del mercato
le elettriche
notti in riva al fiume
sull’argine dell’inconcludenza
in vostra compagnia
a guardare cadere le stelle
e l’adolescenza...
Se solo potessi
riavvolgere il nastro
e iniziare il racconto...
l’unica strada
è la discesa
hai camminato tanto
e ora guarda
che bel panorama
guarda
dove sei arrivato...
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