27.8.06

Scartoffie ammuffite (1994-2003)

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Indice:
- Forse 2 anni fa (1995)
- Ritorno (1995)
- Settembre : io (1995)
- Rosa appassita sul tavolo (1996)
- Zoo di personalità (1996)
- Treno (1996)
- Che palle (1996)
- Oggi non so (1996)
- Il tempo mi restituisce (1996)
- Bologna N°2 (1996)
- A passi lunghi e vuoti vado via (1996)
- Saldo di fine stagione (1997)
- Epoca (1997)
- Un passante (1998)
- Le luci della città (1999)
- "Ci apparterremo al pian terreno" (1999)
- "Esco in strada" (2000)
- La mia voce ti canta (2000)
- La Catarsi (2000)
- Cinque (2000)
- Scivolo dentro di te (2000)
- Kampa (2000)
- Sono (Seduto a gambe incrociate... (2000)
- Coimbra (2000)
- Sono lontano da fughe e ritorni (2000)
- Cafeteria de Sondika (2000)
- Stanotte vorrei avere (2001)
- Oggi e' un giorno palindromo (2002)
- La mia noia (2003)
- Isole di sole (2003)
- Attraverso (2003)
- Disperse Comete (2003)
- Dubbio (2003)


(FORSE) DUE ANNI FA(maggio 1995)


Il Bello non è Armonia.
Immagine di un dio
stampata fra le pagine
ti calavi nella realtà,
interpretavi e concepivi
la paralisi
formalmente in convivenza con l'anima
passeggiavamo lungo il viale di sera
raggruppando a migliaia i pensieri vuoti

...e tu potevi cambiarmi la vita....


RITORNO (maggio 1995)


Squarci dissestati su un tramonto in falso piano
pensieri riciclati, mozziconi di parole
è la luna che asseconda il passeggiare delle idee
ricordi indistinti di un momento

e sto tornando.

SETTEMBRE: IO


È una pioggia di settembre che copre
il suono di una armonica
di un vecchio disco folk di mio padre
e ci sei tu che mi parli in questa pioggia

Ieri notte stavo ancora aspettando qualcosa
attraversavo la terra e ascoltavo la notte
e il vento che portava le foglie
Nessun appiglio concreto, nessuna immagine
come in un film muto una figura scura
si muoveva fra due file di alberi
ai bordi della strada
una stagione della mia vita
sembrava chiedere una conclusione migliore

È una pioggia di settembre che copre
il suono di una armonica
di un vecchio disco folk di mio padre
e tu sei vicina in questa pioggia





Rosa appassita sul tavolo
parla ti prego stasera
a questa luna che guarda
a questo mare che ascolta
i miei pensieri conforta
ti prego rosa appassita
rompi questo silenzio
riempi questo silenzio

e parlami di te...


ZOO DI PERSONALITÀ


È solo mio.
Fonemi in nero su carta igienica
della vita non bisogna parlare
mai.
Zoo di maschere
Mucchietti di foto da bruciare
nella luna che sale sul mare
di notte
nelle voci delle candele
nel tabacco di una pipa.
Ero lontano e sono tornato
in mezzo a questa razza
di animali stupendi
che contano gli anni
in migliaia
e fanno da colonna sonora
alla mia vita
che regalano odio
che regalano amore
che regalano un momento
che sarebbe solo mio
se io fossi uno solo.

Marina Romea, 8 giugno 1996

TRENO


Sento brusii lontani
il treno mi porta
dove solo lui sa
e io vado avanti e indietro
fra passato e futuro
lungo i binari del tempo.


CHE PALLE


Mi puzzano i piedi
sono otto mesi che non...
che palle.
per TV Castagna
per radio Berlusconi
sui giornali Fini e Casini
che palle.
Esco.
Ci vediamo davanti al bar chiuso
poi passeggiamo.
Siamo sempre più lontani.
Mi parli di un vestito
che vuoi comprare
con lo spacco
e di calze color vaniglia
che palle.

Verrà l'estate
andremo al mare
per farci strinare dal sole
attraverso l'ozono
che continua a bucarsi
come mio zio
e un giorno anch'io
getterò sassi dal cavalcavia
sulla polizia.




Oggi non so
se questo vento freddo
contro il corpo
la città vista dalla torre più alta
madida di foschia e sensazioni
le immagini che si dissolvono
nella lontananza
questo nostro parlare e ridere
fino alle lacrime
per una battuta idiota
questa felicità colpevole
di chi uccide il tempo
e i rimorsi
e le inquietudini messe da parte
questa vita che starnazza e divaga, Marco,
e si affolla di visi
e di aria del mattino,
che aspetta impaziente
si trascina e gioca per le strade
mi stia portando via o meno.





Il tempo mi restituisce
quel che il dolore mi aveva rubato:
la mia stagione.

Il treno, ora
sta attraversando Budrio
e presto (nel vorticare dei ricordi)
vedrò la terra stendersi
alla luce del pomeriggio
piana e dolce.

Là in mezzo una casa.



BOLOGNA N.2

I

Nella nebbia grigia mattutina
in un bar distratto
senza gente, se non
un paio di vecchi
con una bottiglia di vino
Non potevo fare a meno
di guardare
l'insegna "Lavasecco"
sbiadita e lasciarmi
trasportare da una suggestione
lontano dalle parole morte
di un mezzo amore
e dai commenti di un amico

Chiedetelo a Benni
il sapore dell'inverno
e il senso di questo vagare
assenza di dettagli da cogliere
e qualcos'altro



II


Per la strada
gli occhi piangono.
È il freddo.
Questo viaggio è stato stupido
tagliare tutto il centro
per un caffè.
Lunedì mattina
(tutti dormono ancora)
Solo vecchi sbandati
ombre precarie
cariche di presagi
sembrano assomigliarci
in questo grigio
dove i colori si spengono
e ci si sente più sporchi
e ci si passeggia accanto
sorridendo
di niente.


III


Ho raccontato divertito
uno dei miei soliti sogni inconsueti
ma pensavo ai vecchi
al vino, alla suggestione,
alla voglia di sedermi al caldo
e scrivere "datemi del rosso"
per non dimenticarlo
E poi stracciare tutto
e ritornare in strada
nel pieno di un'estate mentale
e trascinare in passi multicolori
una sbornia grigia.





IV


Ti sei appena congedata
e già le scritte dei muri
tornano ad interessarmi
le vie si ripopolano di figure
di rumori di motorini
e di vite che si sbattono contro
stordite mosche nel vaso.
Si liquefanno gli oggetti
i visi e le strade
in un senso di movimento frammentato
nel quale affondo
di nuovo in contemplazione.




V


Studenti, docenti, deficienti
tutti nell'ascensore
o per le scale
fumando sigarette
chiacchierando
Solo alla finestra
osservo un mondo assonnato
che si disperde.





A passi lunghi e vuoti vado via
da un inutile senso di niente
dallo scenario consueto dei viali
su cui il sole ha deciso
di non tramontare mai più.

Passa lento un treno
nel grigio confondersi di case
e strade senza ragione
e muri affollati di nomi
e date e cuori
che offendono lo sguardo.
Si lascia indietro
scie di fumo e tristezza
e la città senza nome.

Affiora da nessun luogo
il sole dell'aria gialla
in cui volteggia la paglia
e il fieno...

Un'emozione non colta
che sa di lontano e di ricordo,
l'odore violento della vita,
la luce accecante del pomeriggio
che fa ubriacare,
l'immagine del pensiero,
affogano nell'incedere dei momenti
e lentamente sfociano nel niente
del grigio e del tempo.



Saldi di fine stagione


Pensare
riannodare
ricucire
Farne un vestito allegro
di gusto retrò....

La parola fine
come finalità

Sento chiamare
ma non voglio tornare


EPOCA


Ho sognato una notte, calata ad uccidere
un tramonto troppo evanescente
in cui tutti si erano persi
e le nostre malecopie
guardavano il mondo
senza appartenere più a nulla
senza desiderare più nulla;

Ho sognato migliaia di incontri
alla luce riflessa dei fuochi
nei nostri occhi, il sorriso
salire dallo stomaco.

Ho sognato la musica
scorrere come vino
e ogni lacrima spesa
convertita in oro,
calici pieni a scontrarsi
braccia alzate al cielo
sotto un lampeggiare
distante e benigno
di stelle distratte.

Ho sognato il nostro brindisi alla vita
confuso fra canti di gioia
e altri canti ancora confondersi
ai bordi dell'inquadratura

Ho sognato
sogno
un lieto fine...


Un passante


Inosservato ai bordi della strada
che si dissolve al suo passare
raccoglie un pensiero
che m’è caduto di mano


Le luci della città

Le luci della città
sono soltanto un chiarore nel cielo
al limite della pianura;
vederle lentamente sfumare
in un eczema di buio
risveglia i miei vuoti.

Quando tornerai alla casa
in cui insieme siamo stati
ascolta
il silenzio che ti ho lasciato
in dono.

Insegnami come fai
a non provare commozione.





Ci apparteremo al pian terreno
di un giorno di sole
di un giorno di meno
ci apparterremo fino alla fine
del giorno di sole
caduto di cuore
tuffato di pancia dal cielo

ci accorgeremo solo alla fine
che il sole non c’era
che fuori pioveva
che era l’ultimo piano
che forse non eravamo nemmeno
noi al pian terreno del giorno di sole
caduto di cuore
tuffato di pancia dal cielo




Esco in strada
con occhiali da sogno
a proteggere retina e cornea
dallo svalittante fulgore
del vuoto di sempre.





La mia voce ti canta
Donna
ultimo Assoluto
bruciato
Divina essenza
del vomito umano
Meretrice e Creatrice
Bacio e sputo.
La mia voce ti canta
ti insulta
ti scuote
Sei la vita
i tuoi occhi
sono la morte.


La Catarsi


La catarsi è una nebbia
che suona d’indulto
la catarsi è un vagito
la catarsi è un insulto
è un vuoto corroso
da tarli, la catarsi

La catarsi è un’ascesi
la catarsi è un’ascesso
la catarsi è sesso
è linfa insperata
fra tanto tormento


Cinque

5 anni, cinque abissi
5 leghe mi distanziano
da quell’io che non torna
a queste strade.

5 fogli 5 amici persi
e cinque figli
non nasco, non cresco, non riesco
a sillabare gli errori.

5 strade cinque strofe
5 passioni attorno ad una

5 soltanto le vie per averti
e mille per vederti partire.

5 anni, cinque abissi
5 leghe mi distanziano
Campione di un girone d’inferno
Il tuo inverno e’ finito
Il tuo SEI ci divide.






Scivolo dentro di te,
nel tuo oceano di lotta,
dura lotta di mari
maremoto…

Scivolo,
Scorro
Sprofondo
Una profondità marina mi inghiotte
Di nuovo stupore

Ne riemergo polvere e cocci
E divina tu sei
La freschezza del mondo.





Stregato dalla sera che scende
Ho visto il momento preciso
In cui la città s’è vestita di luci.
Kampa stanotte è un rifugio
Un ponte unisce le rive
Dei nostri due modi di amare





Sono
(Seduto a gambe incrociate
Sigaretta e penna…)
Alla ricerca di radici.

Controsenso
In un viaggio itinerante
Senza soste.

Ma questa è la strada migliore
Ogni viaggio è tale
solo quando il paesaggio è interiore.

Quindi sono qui
A Rota
Dieci di sera
Con tanti percorsi
Dietro e davanti.


COIMBRA


E’ strano essere qui
Dove tu sei già stata
E contare le sigarette e gli spicci
In attesa di un cesso sporco
Di una doccia sudicia
Di una rigenerazione…

Ormai lo sento
Ogni rinascita è impossibile
Per due assassini del nostro calibro.
Nulla è più possibile
Solo vagare e divagare
Fra città fatte di parole
Muri di fonemi
Che racchiudono
La pochezza di ciò che siamo diventati
E l’immensità dei nostri errori.





Sono lontano da fughe e ritorni
Attraverso in volo
Confini che non esistono
Fra bene e male tu sei
Un punto fermo e insignificante
Lontano
Alla luce di queste altezze
Nei precipizi di queste stanze.






Cafeteria de Sondika
Lecco la fica a te e la tua amica.

E’ un’urgenza di me
Sorseggiare un caffè
E far finta che niente
ci lega.

E’ un’urgenza di me
La più futile e viva
Enrollarse una chica
Al caffe’ de Sondika.




Stanotte vorrei avere
Il coraggio di essere lacrime
Una pioggia
Di lacrime.

Una pioggia di lacrime caduta
Su ciò che sei stata.

Stanotte
Vorrei
Piangere

Stanotte vorrei piangere fuori il passato.

Non mi resta nient’altro
Non rimane nient’altro da seguire.
Non mi resta nient’altro
Non rimane nient’altro che seguirti
A indossare un’empasse
E assecondare il trapasso.
A vomitare quei giorni
A vomitare per quei giorni
In cui amare era essere
E essere avere
E avere era averti al mio fianco.

Non mi resta nient’altro
Non rimane nient’altro che il vociare del sangue
E nel vociare del sangue
questi quattro fonemi in cui muore il tuo nome.




Oggi è un giorno palindromo
maniacalmente narciso
le ore si rincorrono in circolo
le ore sono un vortice.

Il vento soffia
avvinghiato alla spina dorsale
Il vento tace
Nel silenzio chiede perdono
Nel frastuono domanda pace

Chiedo pietà alle mie muse
Storpie e sdentate
mentre attendono in fila
una dignità presa a rate

Chiedo pietà ai miei ricordi
orribilmente vacui e assenti
alla carne del sogno rimasta
impigliata fra i denti

Oggi e' un giorno narciso
maniaco e perverso
oggi ti ho ritrovata
oggi mi sono perso.





La mia noia
e' una gioia
che non infoia

La mia noia
E' una troia
che non ingoia

Non tira mai le cuoia
la mia noia
Non tira mai le cuoia
la mia
FOTTUTISSIMA
noia.






Isole di sole
Asole da sole
Suole consumate
commutate in passi

Sono laceri i pensieri di chi fugge
Sfuggenti le speranze di chi soffre
Sovente chi ricorda e' in errore
Insolente chi dimentica.


Attraverso


Attraverso gli anni
che mi attraversano come binari
ricalco i miei passi
ripeto i miei sbagli

Inutile irreversibile errata presunzione
lineare chiamata tempo.

Attraverso gli anni
che mi attraversano come lampi
di luce. Quando di luce
erano i corpi ingannati

Fotosensibili abbagli mutanti permangono
in segni formato sbadigli.

Siamo pianeti
lontanissimi e nudi
poeti
per scelta del caso.





Disperse comete
come te smarrite
in cieli conserti.
E' un piacere riaverti
vicino
nel vuoto
in cui siamo
finiti
caduti.
Disperse comete
come te naufragate
a margine di un davanzale
resta senza finale
ogni storia
che ho scritto
va detto
a parziale
discolpa
che avrei preferito
far senza
il principio
e' un ossequioso
cordoglio
l'odore pesante dell'aglio
soffritto
l'affitto di questa soffitta s'è fatto
ormai troppo salato
anche per chi da buon marinaio
marinato e navigato
e' da sempre votato al naufragio.





Dubbio,
Non uno, ma mille:
una condizione esistenziale.
Poeti per scelta del caso
Per scelta del caso schiavi
del soldo dell'anima.
Più domando e meno so.
Meno so e più sono
vivo e
confuso
per scelta del caso
dal caso deriso
votato al naufragio
votato al sorriso.