A Freak. Tales (2005)
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Indice:
- Geometria dell'Amore
- The Naughty
- Lo Stupido
- Filastrocca di Natale
- 30 anni
- Staropramen
- Karlova Ulice
- EsTemporaneo
- Paole Al Mattino
- Aleph
- Estate
- Tristezza Solitudine & Io
- Afreak
- Chiara (Riva Destra)
- Laura
- Alessandra
- ApocAlessi
Geometria dell'amore
Rette che mai si incontrano
Angoli che non convergono
Superfici non piane
Spessori irrisori
Volumi alcoolici
L’amore in forma geometrica
E’ un autoerotismo euclideo
The Naughty
Nel pieno dei novanta
Vivevo
Con la pura di invecchiare
Male come sto invecchiando
Senza paura di invecchiare
Nell’illusione che oggi e sempre
Coincidano sempre
My last mourning in Dublin
I took the naughty bus to the station
It’s strange but didn’t seem boring
Spending my life waiting for you.
Lo stupido
Lo stupido guarda il cielo
Con gli occhi di un bambino infelice
A cui la sorte ha appena svelato
Che ogni cosa ha un principio
E ogni principio una fine
e pertanto un passato
Nelle corsie dei supermercati
Sente l’atroce agonizzare di polli malati
Vede lacrime stillare da borse accatastate
Le sue orecchie rimbombano di un dolore swaili
La stupido e’ un coccodrillo
Ha visto morire gli anziani
Invecchiare sè stesso e i genitori
E’ convinto che gli specchi siano guasti
Che il volto che riflettono non sia il suo
Non per questo ha cessato di amare la notte.
Lo stupido e’ un vampiro.
Lo stupido rutta
Lo stupido scorreggia
Lo stupido sorride e sbadiglia
Scrive lettere d’amore
Ma le scrive controvoglia
Lo stupido mi somiglia
Filastrocca di Natale
Un Caimano giamaicano
Alle porte di Milano
Sta rollando in allegria
Una canna di maria
A Bologna son contenti
Anche se si batte i denti
Il freddo è una malattia
Che con l’alcool vola via
A Torino in tangenziale
Cantan tutti buon Natale
E nel mezzo della via
Canta anche la polizia
A Codroipo mia cugina
Tutta fatta di eroina
Aspetta un’altra epifania
Per morir d’anoressia
Nella notte silenziosa
Sfiora l’ultima tua rosa
Mentre scrivo a casa mia
Questo schifo di poesia
30 anni
Trent’anni e ancora ti chiedi perché scrivi
Scrivi perché sei vivo
Perché la vita deve avere un senso
Oltre procreare
Oltre il denaro
Oltre l’aperitivo delle otto del sabato
Oltre cultura e opinione
Maggioranza e opposizione
Scrivi perché il tuo cuore è anarchico
E il tuo pene fascista
E le tue giornate spazzatura
Spazzatura su cui splende il sole
Luce gialla su fiori seccati
Scrivi perché passi
E con te le tue stagioni
Inseguito dai tuoi occhi
Che ti vedono partire
Scrivi perché eri
Perché sei
Per poter dire 'Sono stato'
Quando non ti sarà più concesso essere.
Staropramen
Pomeriggio e Staropramen
Nel fluire liquido del tempo.
Rosa è lo shock dei pensieri
Rossa s’accende la sera.
Dipingo lo spazio che separa
la terra dal cielo
(lo chiamano 'Orizzonte')
Lo chiamo nostalgia
Lo chiamo paura di arrivare
troppo tardi
Di non sapere dire in tempo
'Per favore'
Blanica scritto su un battello
Parole alla Vlatva
di nuovo
La Vlatva è un vento
Che porta lontano
Che porta dove?
Ho superato la frontiera del suono.
Le cose sono cose:
Hanno colore e sapore
E vivono.
Ho memoria,
Ho memorie scomode di vite altrui
Memorie di fuochi e di fato.
Sono:
Questa è la parola chiave.
Sono la chiave
e sono la parola.
Tra le tue ciglia cerco una luce
La luce dei lampioni
Delle lanterne
La nostalgia di un’isola
Chiamata Kampa
Parole, ancora parole,
un vociare incerto.
Vorrei conoscere la strada
Che porti oltre il tormento
Vorrei conoscere la notte
Vorrei conoscere il luogo
In cui è scritto il mio nome.
Sono, ancora sono
Il capoverso
Il caposaldo
Saldamente ancorato alla realtà che scema
Un palloncino verde portato dal fiume
Lo sferragliare dei tram della città incantata
Parole pronunciate in lingue straniere
Lingue di inguini e di cieli tersi
Linguine al salmone e talmud
Cosa fotografa Ale?
Cosa le racconta il suo cuore?
Domani è un discorso che non voglio affrontare
Oggi sono,
ma cosa?
Chi?
Krusovice e fonemi cechi
Che non hanno occhi per piangere gli addii
Nuvole che coprono il sole
Sole che tramonta
Sul ghiaccio dei giorni
Colore di stagno e riflesso di brezza
I tuoi baci sono baci
I tuoi baci sono linfa
Tutto è contorno
Tutto è luce
Tutto ha sapore di anice
Tutto è pivo
Tutto è digeribile
Tutto dipende dai reni.
Karlova Ulice
Qui finisce il racconto
A questa finestra di Karlova Ulice
Di fornte al teatro Divadlo
A questa finestra aperta
Su di una notte di maggio
Una notte affollata
di presagi e passanti.
Sono solo come un nuovo venuto
In mezzo a questa terra bassa e piatta
Infinitamente lontana dal cielo.
Estemporaneo
La morale dei tigli mi affascina,
somiglia alla voce del vento
quando soffoca e annega
somiglia alla luce del sogno
mentre deraglia e vacilla
al palpitare del suono
quando si incrina,
quando si genuflette al Silenzio.
Vivo qui, in questa terra che e' mia
in questo tempo che a me soltanto appartiene.
Da qui osservo i colori cambiare,
il giorno farsi e disfarsi in notte
e la notte mutare in parola
scriversi e pronunciarsi da sola
nel mantra delle sillabe,
nelle sure dei fonemi.
Qui vivo
da qui provengo e qui permango;
nella regione mistica e solfurea
di cio che e' prescente il simbolo
mi raccolgo e mi perdo:
sono un infinito senza fututro
un futuro senza passato
un attimo dell'Eterno.
Parole al Mattino
Torno a parlare con te,
come si parla alle nuvole o al tuono
torno a parlare ai tuoi occhi, al tuo seno
al respiro spezzato da uno scalino d'affanno.
Torno a parlare con te.
Vocali ramate di foglia e di pioggia,
consonanti sommesse,
acacia e araucaria:
sono segnali di strade,
di Sud, di orietur.
Nella luce accentata del sole di maggio,
torno a parlare ai tuoi giorni;
al brusio sonnolente del tuo cuore nevoso
a queste braci rapprese, fioche dopo il risveglio,
al tepore del tuo corpo distratto,
scomposto, nell'agonizzare del sonno.
Aleph
Quarto giorno di delirio e passeggio
Se gli occhi sono specchi
L’anima è malata dal lato sinistro
Dal lato del cuore.
Deforme è l’aspetto delle cose
E le parole stesse sono ombre di immagini sfocate
Ti ho aspettata sino al mattino
E poi dall’alba alla sera successiva
Ho atteso il tuo respiro
Come si attende una promessa
Un futuro,
un addio.
Ho atteso il tuo ritorno.
Al tavolino di un caffè
Ti ho scritto questa lettera
La lettera 'A'
L’Aleph, il principio.
Estate
Estate che passi e naufraghi
Fra gli scogli desolati
Di questo tempo confuso
Estare che fluisci
in gorgogli e lamenti
estate morente
sei il fogliame avvizzitto
dell’ultimo amore.
Estate fredda,
completo marrone,
distelleria di lacrime
a te devo l’onore,
a te rendo l’onere,
di questo immenso dolore.
Tristezza Solitudine & Io
Tristezza Solitudine & Io
Seduti ad un tavolo
Una sera d’estate
Una Ceres ciascuno
Almeno ci fosse un quarto
Si farebbe una mano di carte
Ma Disgusto, Fastidio e Disinganno
hanno di meglio da fare
Mentre Apatia e Noia
Proprio non ne hanno voglia di giocare.
Così continuiamo a bere
Tristezza, Solitudine & Io
E andiamo a letto fieri
Della lucentezza delle urine
Della salute dei reni.
Afreak
Baci tumidi e barbiturici
Tuniche a Tunisi nelle estasi estive
Nelle galere del vuoto
Nelle stive deserte
Nei miei giorni africani
Camminavo da solo e in silenzio
Con l’ingombrante presenza di un'ombra
A disegnare il cammino.
Chiara (Riva Destra)
Ora sei luce e pace
Tutto è brace e tace
L’urlo atroce
Di chi ti ha perduta
A un incrocio distorto
Fra il male e la sorte
Il mio manto di pece
Non mente alla voce del fiume
Un salmo dice:
"Ogni onda arriva alla foce
e infine,
ogni onda è felice."
Ma il salmo non vede
La limaccia di fango e di feci
E queste lacrime mute
Confuse fra salme di pesci.
Laura
L’infinito trasloca domani
Ma se rimani
Posso ancora offrirti una spuma
E un passaggio di luna
Sulla bruma dei campi
Un granaio in gennaio
Per ripararti dal sole
dal gelo del cuore,
degli inganni e degl’anni.
Alessandra
Parlo ancora con te,
col silenzio che ci separa;
silenzio di ore e minuti,
chilometri, rotaie
e treni fermi, privi di luce.
Parlo ancora al tuo volto di acrobata
alla tua vita sul filo
al filo che ci lega
al non senso dell’esistere
Assieme e soli
Indaghiamo la vita
la morte e il vuoto
Ho abortito l’Amore.
Hai perduto l’Amore
e la possibilità di soggiornare.
Perdita e sconfitta ci somigliano
quanto l’inutilità
di sopravvivere al dolore.
Questo è quello che ci lega,
più dei baci, delle carezze,
del cazzo duro nella figa bagnata,
piu’ delle parole,
delle suggestioni,
delle vie contorte e del caso.
Oggi è una domenica di settembre
e ti amo come il primo giorno.
Ti amo come ti ho amata,
prima di riconoscerti,
a quel tavolo di mattoncini,
cui sedevo per gioco.
Ti attendevo come si attende un temporale
senza cuore, di giugno, senza portici o ombrello.
ApocAlessi
2 pacchi caffè.
Gran Cereali rotondi classici 1 pacco.
Fermati qui,
anzi,
non ti fermare:
vaga,
ma vienimi spesso a trovare.
Lo sai dove sto:
Sto nella terra di chi non dimentica,
ma nemmeno ricorda;
fra orizzonte obliquo memoria
ambiguo odore ubiqua tristezza.
Ragiona e tempesta-
mi di
baci
e domande,
problemi ascesi ascessi.
Abbandonami
Negami
Prendimi
Perdimi.
Sei la benvenuta
sei la ben trovata
la ben accetta.
l’accetta,
la scure
l’oscura gioia:
un Kamikaze.
Sei l’esperimento
il fallimento
la luce
la croce
I lunawatt appesi a un filo
fra pavimentoterra e cielosoffitto
il mio orizzonte
l’orizzontAle
Il sei verticale alle nove di sera
un marmocchio nel mio letto
spocchioso e saccente
seccante
Sei il sonno lento delle cicale
il gracidare di queste rime
che non si baciano mai sole
Fra api ronzanti e tediose punture
Sei l’amore: un’ipotesi,lo sfinimento
L’ApocAlessi.
1 Comments:
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