Il nome della Rosa
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Sillabe e silenzi, incerti supplizi
suppliche di chi non sa che fare
mentre uccidono a calci il giorno
le luci della notte elettrica.
Su scale di quinta minore
divinità boriose reclamano altari d'autoradio accesse
e messi di luna su zolle ghiacciate
mia madre diceva sempre che d'estate fa caldo
sbagliava eppure i piu' le danno tutt'ora ragione.
Io crescevo fra le ciglia di un'ippocastano
matto come i suoi frutti.
Pan suonava il flauto nelle notti jazz
in cui l'urlo del tuo orgasmo copriva l'assolo di Naima
Non credo che John ti perdonerà mai per questo.
Non credo che io ti dimentechero' mai per questo.
Anche se non ricordo il tuo nome
a malapena il tuo viso.
Diversamente accade al seno e alle labbra
In ogni caso non credo tu possa sopravvivere al mio ricordo
probabilmente nemmeno allo sfacelo del mio corpo,
data l'età gli usi gli abusi
e i costumi succinti.
Eppure ieri eri e la periferia della città
ti sfilava di dosso mutande bianche, bucate d'epatite,
senza alcuna compassione per le tue miserie.
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